Quando arrivarono in Sala Rossa più di due anni e mezzo fa la percezione era di avere di fronte l’”Invincibile Armada”. O meglio una testuggine tra i banchi della maggioranza che difficilmente si sarebbe potuta abbattere, infiltrare, disgregare. Invece della politica, molti di loro, e stiamo parlando del gruppo consiliare 5 Stelle, hanno imparato tutti i vizi, a partire dal “disgregarsi”.

Hanno innanzitutto dimostrato che non era vero che avrebbero appoggiato la sindaca Appendino ad ogni costo perchè mandarla a casa avrebbe significato, per alcuni di loro disoccupati o precari, perdere un’entrata mensile da consigliere comunale. Infatti, c’è stato chi, in particolare sul tema Olimpiadi, era pronto anche a far cadere la buona Chiara, nonostante fosse merito proprio suo e delle regole del ballottaggio, averli portati a sedere nella Sala Rossa, sotto il quadro di Bellezia. Altro che tarallucci e vino. Il gruppo si è scontrato spesso e volentieri con toni accessi, ai livelli degni dei loro nemici “Dem”. Che con le correnti e i personalismi fanno invidia a pochi.

Ma torniamo ai pentastellati. Il cambio di guardia alla presidenza del Consiglio ha acceso la nuova polemica. Il presidente uscente è Fabio Versaci, uno che nonostante non sia Maciste, ha le spalle molto grosse, visto che ha dovuto sopportare insulti, soprattutto social, e l’accusa di essere un ignorante. Invece Versaci è stato un ottimo presidente, uno che prima di iniziare si è studiato lettera per lettera i regolamenti ed è stato apprezzato anche dalle minoranze che sicuramente l’avrebbero votato se si fosse ricandidato. Ha fatto un passo indietro perchè ha voglia di tornare tra i banchi dei consiglieri, anche se in realtà non ci è mai stato visto che ha sempre svolto il ruolo di presidente. Ma le rare volte in cui ha seduto tra i consiglieri non ha certo sfigurato.

Versaci sarà probabilmente molto più utile in questo momento particolare per i Cinque Stelle (siamo vicini alle elezioni regionali e il clima politico diventerà sicuramente rovente oltre a un nuovo rinvio a giudizio per la sindaca per il caso Ream) che dallo scranno del presidente, dove deve essere super partes, come d’altronde lo è stata anche la vicepresidente Serena Imbesi, un altro prezioso elemento per i grillini della Sala Rossa. Già, perchè è indubbio che i due faranno salire il numero dei partecipanti al gioco: chi vive ogni lunedì il Consiglio non può non aver notato che in questi anni a parlare della maggioranza sono quasi sempre i soliti, Damiano Carretto e la capogruppo Valentina Sganga. Certo, in momenti particolari ci sono state le eccezioni di Viviana Ferrero e Maura Paoli, ma altrimenti si fa fatica a dire che almeno tre volte in un anno tutti abbiano parlato. Dello stesso Francesco Sicari, che le soffiate che provengono dall’interno del gruppo M5s danno come futuro presidente, in trenta mesi si contano su poche dita i suoi interventi. Differente è Andrea Russi, l’altro candidato, che avrà fatto qualche intervento in più di Sicari ed è presidente di commissione, dove ha lavorato bene. Peccato, si è persa l’occasione di avere un buon presidente.

Sulla vicepresidenza, mentre Enzo Lavolta si ricandida per le opposizioni, il nome è quello di Viviana Ferrero. Già, la ribelle ai tempi delle Olimpiadi che spesso ha dimostrato di non avere quella flemma di chi l’ha preceduta. Ne fa le spese Marco Chessa, che si era messo a disposizione e sarebbe stato una scelta intelligente.

Ma non è andata come ci si aspettava. Si parla di frattura quindi. O meglio ne parlano gli stessi grillini che da “Invincibile Armada” come dicevamo all’inizio ora sono diventati una ciurma di una barca che fa acqua. Quell’acqua che è entrata perchè la fiducia tra di loro è venuta a mancare, perchè c’è chi sogna di diventare assessore e le vesti del consigliere gli stanno troppo strette e chi ha imparato che giornali e giornalisti non sono dei nemici, ma possono essere utili. Una ciurma mal fidata che più che tornare a far testuggine come un tempo preferisce rendere pubblici certi problemi. E non ci sarebbe nulla di male se non fossero stati loro i primi a criticare questi metodi.

Una rivoluzione dunque alla presidenza del Consiglio di cui si parlerà molto, e forse anche eccessivamente. Chi non ne parlerà più è Fabio Versaci che, con una nota che pubblichiamo integralmente, saluta tutti, ringrazia e promette, tra le righe, battaglia dai banchi dei consiglieri.

“Buongiorno, lunedì 28 gennaio in consiglio comunale si rinnova l’Ufficio di Presidenza del Consiglio Comunale così come previsto dallo statuto della Città. Come molti di voi sanno, ho avuto il grande onore di presiedere la sala rossa per trenta mesi.
È stata un’esperienza bellissima che non dimenticherò mai, ne sono sicuro. Ho avuto il piacere di conoscere molti cittadini e diverse realtà della nostra Comunità, avendo così conferma di quanto Torino sia ricca di risorse e potenzialità.
Con queste poche parole volevo annunciare che non mi sono riproposto come Presidente del Consiglio Comunale.
Consapevole del ruolo Istituzionale di assoluto prestigio e della sua natura super-partes, sento tuttavia la necessità di esercitare maggiormente il ruolo politico di consigliere eletto. Porto avanti questa scelta dunque nel pieno rispetto del Consiglio Comunale e dei cittadini che esso rappresenta.
Concludo ringraziando tutti i colleghi che mi hanno dato la loro fiducia quel 18 luglio 2016 e garantisco sin da ora il medesimo impegno e la stessa dedizione nel ruolo di consigliere comunale di Maggioranza.
Credo che nei prossimi mesi ne vedremo delle belle e siamo più determinati che mai a proseguire con il nostro lavoro.
Ci vediamo in giro”