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giovedì, 13 Giugno 2024

Il sogno europeo frenato dal terremoto sovranista

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

E’ un vero uragano quello portato in Europa da queste elezioni. Il dato più sconvolgente è l’ascesa dirompente di forze euroscettiche di estrema destra in Francia e in Germania che moltiplicano i loro consensi, nonostante scandali e ambiguità. 

La Grosse Koalition che governa il  parlamento europeo  (forze popolari, socialista e liberali) continua ad essere in vantaggio (400 seggi su 720) ma il suo margine sulle destre è così risicato da rendere possibili  nuove alchimie per una riedizione della maggioranza  Ursula.  Una maggioranza penalizzata dal tonfo di Macron che perde una ventina di eurodeputati,  dai verdi tedeschi che scendono da 70 a 53 seggi e dal limitato calo dei socialisti europei (S&D).  Permane il primato del partito popolare europeo (in questo raggruppamento vi è Forza Italia che  governa con la Meloni). 

 Insomma è probabile una riedizione, rivista e corretta a destra, di un Ursula bis. Un guida europea in cui è evidente, e già in corso, un rallentamento del processo di integrazione e di transizione ecologica.   Un Ursula bis in cui  Giorgia Meloni, che fa parte del raggruppamento conservatori e progressisti (Ecr),  potrebbe avere un ruolo di rilievo, fresca dell’ennesimo successo elettorale, partecipando a una maggioranza per indebolire le spinte progressiste. Insomma dio, patria, famiglia e furbizia. L’atlantismo meloniano (e lo scarso europeismo), anche in chiave Ucraina, non ha pesato come per  altre formazioni sul consenso. 

Il terremoto elettorale europeo ha avuto i suoi epicentri in Francia e Germania. A Parigi al successo dell’ destra estrema ha immediatamente replicato il popolo di  sinistra sceso in  piazza chiamando le forze progressiste a una maggiore unità di fronte alla deriva lepeniana. Un allarme che registra la mossa di Macron che, dopo la pesante sconfitta che ha dimezzato la sua rappresentanza, ha indetto  immediate elezioni per mettere di fronte i francesi al bivio e al rischio di un futuro sovranista del paese.   

In Germania Alternative fu Deutchland (AfD) partito euroscettico, ultra conservatore e anti-immigrazione è diventato il secondo partito tedesco (15,9%), superando la storico SPD che ha ottenuto un umiliante  13,9%. A sinistra al calo dei verdi (scesi all’8,6%) si è contrapposto   il successo sorprendente di una nuova formazione, Alleanza Bundnis Sahara Wagebknecht (molto meglio chiamarlo BSW) guidati dalla carismatica Sara Wagenknecht. Un gruppo che si è staccato da Die Linke a inizio 2024, dopo i perduranti contrasti maturati in tema di vaccinazioni e sulle posizioni  verso la guerra in Ucraina, attirando molti giovani che hanno sempre votato per i verdi. Il BSW è riuscito al primo colpo a superare il quorum toccando il 6,2%. Da segnalare infine come in Germania l’affluenza abbia toccato il  64,8%.

Dopo una campagna elettorale che ha ignorato i temi europei resta un quadro preoccupante per le spinte sovraniste che comunque registra significativi  segnali di  ripresa a sinistra. Un fronte come al solito penalizzato da eccessive divisioni nonostante guerre, pressioni esterne, crescita delle forze euroscettiche, con una possibile vittoria di Trump negli Usa all’orizzonte.  Sono flussi elettorali che penalizzano la costruzione di un soggetto europeo (oltre 500 milioni di abitanti con la Gran Bretagna) che potrebbe avere ben altro peso politico se più unita e meno sovranista. Un Europa che resta un importante soggetto economico ma un nano politico. 

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