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giovedì, 13 Giugno 2024

Europee 2024: al successo della Meloni risponde il Pd di Elly e AVS con la Salis eurodeputata

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Al successo della Meloni (28,2%) con 2,3 milioni di preferenze che dicono molto su un partito che deve quasi tutto all’appeal della sua leader, risponde il Pd di Elly Schlein che sale al 24%, affiancato dall’ottimo risultato di Alleanza Verdi Sinistra (6,8%). AVS è la vera sorpresa di queste elezioni, che raccoglie quasi un milione e mezzo di consensi (toccando l’11% a Torino).  Male i centristi che non raggiungono il quorum con Stati Uniti d’Europa (al 3,8), mentre Azione si ferma al 3,4%, gettando alle ortiche ben 7 possibili parlamentari.

“Siamo il partito che cresce di più dalle politiche, riducendo la distanza da Giorgia Meloni.  Il voto complessivo delle opposizioni supera quello delle forze di maggioranza” è il commento di una sorridente Elly Schlein con a fianco Bonaccini.  Evitando ogni sorta di polemiche la segretaria del Pd ha ribadito il suo impegno nel combattere l’astensionismo, riavvicinando le persone alla politica. Tra i dem si segnala  l’elezione come europarlamentare  di Alessandro Zan, alfiere delle battaglie per i  diritti civili e per la comunita Lgbt. Vi è poi l’ottimo risultato del governatore dell’Emilia Romagna  Stefano Bonaccini (375mila preferenze) e di Cecilia Strada (255mila)  Un successo a sinistra per nulla scontato che deve molto alla linea e all’impegno messo in campo proprio dalla Schlein.

Matteo Renzi è invece fuori dal parlamento europeo, dove saranno presenti Ilaria Salis (176mila preferenze), Lucia Annunziata, insieme al sindaco di Bari Antonio Decaro (500mila preferenze), che trascina il Pd per la prima volta ad essere primo partito in Puglia, superando i consensi di Fratelli d’Italia.  Con AVS è stato eletto il sindaco Mimmo Lucano, e nello stesso partito è risultato notevole l’atteso successo del medico, ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, a 11 anni dal suo ingresso in Campidoglio. Marino si è levato qualche sassolino ironizzando sul conferenziere Matteo Renzi che se eletto non avrebbe potuto continuare nella sua lucrosa attività.

E’ da sottolineare come la qualità e l’impegno dei candidati di AVS abbia pagato e come abbia certamente pesato la candidatura della Salis che ha coinvolto tanti giovani e non solo. Persone che difficilmente avrebbero votato per la sinistra moderata o che avrebbero, con grande probabilità, disertato le urne e che, invece, hanno inteso dare un segnale di solidarietà contro una deriva politica che trova in Orban un modello. Uno strano modello in salsa autocratica che prende dall’Europa senza poi assumersi alcun onere (migranti). 

Sulla Meloni, guida di un partito il cui  straordinario risultato ricevuto è legato totalmente alla sua figura, c’è grande attenzione a quali saranno le sue prossime  mosse in Europa.  Una leader che, forte di un consenso plebisciario, chiederà ai popolari europei di chiudere il campo a sinistra, per influenzare una maggioranza Ursula che ancora esiste, per quanto indebolita , come somma di popolari liberali e socialisti.  

Ma vediamo alcune reazioni nei partiti.

Conte: “dobbiamo riflettere”

All’ennesimo calo dei pentastellati, scesi al 10% e più che doppiati dai dem (perdendo circa due milioni di voti finiti in gran parte nell’astensione), il leader Giuseppe Conte non ha potuto che reagire con la consueta battuta su una necessaria riflessione. Questo dopo una campagna elettorale polemica, di basso respiro, stizzosa, da primi della classe del pacifismo, votata più alle punzecchiature rivolte al Pd più che alle destre sovraniste. Una proposta, priva di candidature di rilievo, che non ha pagato e che non ha avuto successo.  In ogni caso ora la leadership di Conte e il destino di questo movimento risultano non solo in declino ma pongono interrogativi sui forti interrogativi sui suoi sviluppi.    

C’è da chiedersi se il nuovo quadro geopolitico globale (Trump, Palestina, Ucraina, Taiwan) e le paure di un sovranismo sempre più aggressivo e iper conservatore in Europa, possa dare nuova linfa ad una alleanza dei progressisti , sempre auspicata dalla Schlein e  invece visto con le molle dai vertici pentastellati, con tragici risultati per il centrosinistra. Come emerso nelle consultazioni locali in cui le candidature pentastellate, poco note e fuori dalle coalizioni, hanno raccolto solo briciole, lasciando campo libero alla destra. In ogni caso la volontà di unire le forze del centrosinistra è stata rilanciata in modo netto da più parti dopo queste europee.

E la Lega?

Salvini con il suo 9,1% superato anche da Forza Italia (9,7%), si lecca le ferite grazie al successo registrato dal generale Vannacci (500mila preferenze), ma deve fare i conti con lo smacco ricevuto  del fondatore del Carroccio Umberto Bossi che, ad elezioni in corso, ha dichiarato il suo voto per Forza Italia, affermando come il suo partito sia stato tradito.  Il comandante del mojito e dei rosari, con un certo imbarazzo per le critiche dei vertici storici del partito di Pontida, ha ribadito tutta la validità della sua scelta nazionale confortata da buoni risultati. Contento lui.. La sensazione è che dopo Conte anche la leadership di Salvini sia in discussione e in difficoltà come i rispettivi partiti.

Terzo Polo. Le lacrime di coccodrillo di Renzi: “Avremmo potuto eleggere sette deputati”

Intanto il terzo polo va in briciole. Nè Renzi, nè Calenda andranno in Europa. Ne’ i radicali protagonisti di quel logo Stati Uniti d’Europa che sembrava alquanto d’impatto.

Ora si registrano le lacrime di coccodrillo di Matteo Renzi che, attaccando Calenda e Azione, afferma: “Assurdo rompere il terzo polo, potevamo avere sette deputati. Che follia”

 Insomma seguendo il tragico trend dei liberali, che in Europa han visto crollare i consensi del governo del presidente  Emmanuel Macron in Francia e dal cancelliere tedesco Olaf Scholz, arretra quell’area repubblicana che vedeva un faro  in Mario Draghi.   

 E’ ovvio che oggi chi ragiona con raziocinio e programmaticità, e non per facili slogan, sulle grandi sfide globali (emergenza climatica, impatto intelligenza artificiale) non viene facilmente premiato rispetto a chi  si muove sulla base di  mantra  populisti (spesso euroscettici) e  finte promesse.

Appare evidente non ci si sarebbe dovuto rivolgere ad un mago per capire che le tre liste di centro sinistra, oltre al Pd, avrebbero con estrema difficoltà superato il quorum.

In ogni caso un riflesso positivo di queste europee 2024  è quello di dar forza a coloro che intendono battersi per una forte coesione del fronte progressista in grado  di arginare la deriva sovranista che in Europa sta manifestando risvolti davvero preoccupanti.  Per non parlare di una campagna elettorale su cui è pesata l’ombra di forze esterne come registrato in Austria.  Una realtà dove una formazione post nazista (Fpoe) ha toccato il 25%, affiancandosi ai successi della destra estrema in Francia e Germania.

Il patriota La Russa contro la Salis

Da registrare come contro la neoeletta di AVS Ilaria Salis non si siano fermate le rimostranze di alcuni patrioti che, dopo essersi scatenati sul web sulla ragazza agli arresti in Ungheria, hanno trovato sponda nelle affermazioni di Ignazio La Russa. Il presidente della Senato ha affermato come quella candidatura non appartenga alla democrazia. Posizioni che nemmeno ai tempi di Toni Negri nessun alta autorità della Stato si sarebbe permessa di dichiarare. Ma i patrioti sono gente schietta, spesso forte con i deboli, su cui scandali e comportamenti anomali scivolano come l’acqua. Gente abituata a perpetrare un vittimismo e una virulenza da opposizione, pur essendo al governo con una amplia maggioranza, che vorrebbe democraticamente blindare con lo sciagurato premierato, infastiditi da la 7 e dalle inchieste di Report.   

 Infine resta rilevante il peso che in Italia sta assumendo un’astensione che ha superato il 50%. Un livello mai raggiunto in precedenza che tocca in particolare un mondo giovanile sempre più distante dalle vicende politiche.

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