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venerdì, 24 Maggio 2024

Fenomenologia banfesca

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

È innegabile: la nomina di Lino Banfi, voluta dal vicepremier Luigi Di Maio, come rappresentante dell’Italia nella commissione dell’Unesco sta facendo discutere.

Sui social il nome dell’attore è diventato tendenza. E assieme ad esso anche i tormentoni di chi da un lato non condivide la nomina, sottolineando come sia necessario un curriculum di tutt’altro tipo per accedere alla commissione Unesco, e chi al contrario ha applaudito la scelta del leader Cinque Stelle per aver rotto il tabù di un lungo cursus honorum per accedere a certi incarichi.

La notizia del giorno, dunque, ha aperto un dibattito sulla meritocrazia.

“Tutti possono fare tutto” non è un concetto di sinistra. È di sinistra dire che “tutti devono essere messi nelle condizioni per poter fare tutto”. Che è diverso. Molto diverso. Tutti possono fare tutto è una pericolosa deriva che ostacola anzichè favorire ogni sacrosanta rivendicazione sociale. Un tappo che mortifica l’ambizione, la voglia di lottare, di misurarsi di sacrificarsi per raggiungere un obiettivo.

Tutti possono fare tutto fa collassare la crescita della società, ci costringe a galleggiare in uno stucchevole appiattimento che non giova a nessuno. Mette in dubbio la meritocrazia quella piu genuina, quella nata non per escludere le classi più disagiate ma, al contrario, per contrastare i privilegi dei ricchi che potevano accedere alle posizioni più rilevanti non in virtù delle loro capacità ma grazie ai loro soldi e/o alla potenza delle loro famiglie.

Tutti possono fare tutto è il prodotto delle società conservatrici. società destinate a non crescere in nome di un insulso e falso egualitarismo in cui tutti fanno tutto al di là di tutto.

Ma forse, piu banalmente, è il metodo che ci siamo dati per accusare di classismo chi inorridisce davanti alla incompetenza, all’ignoranza e all’arroganza di chi non è in grado di ricoprire incarichi prestigiosi, di portare a termine compiti specifici.

Un cortocircuito sociale che pagheremo caro.

Scritto da Mimmo Carretta, consigliere comunale Pd a Torino e segretario metropolitano Pd

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