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venerdì, 26 Febbraio 2021

Agenda 2031, obiettivo strategico: Torino under 35

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Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Guardare al futuro e mettere in luce il ruolo che, nel cambiamento, possono avere le giovani generazioni dando loro la giusta collocazione, il giusto risalto e respiro per crescere ed esprimersi. Torino per gli under 30 è la protagonista del tavolo del centrosinistra di Agenda Torino 2031, coordinato dal consigliere regionale Daniele Valle, che sta costruendo il programma per il candidato sindaco a cui toccherà la responsabilità di progettare una metropoli europea che scavalchi le crisi degli ultimi anni. 

Per farlo, non si può prescindere dalle esigenze degli under 30 e lo sottolineano con forza i relatori del progetto presentato all’esame dell’associazionismo e degli attori della città giovane, fatta di scuola, università, mobilità, edilizia. Elena Apollonio di DemoS – Democrazia Solidale e Francesco Astore di Laboratorio Civico, nel paper che hanno predisposto per l’incontro, hanno portato punti profondi all’esame di chi dovrà tessere un nuovo futuro, a cominciare dal rafforzamento del presente, moderando un confronto tra idee, stili di lavoro, approcci che possono modificare il volto della città e del territorio per recuperare quella spinta che Torino sembra avere perso.

Ludovica Cioria, coordinatrice della circoscrizione 3, ha posto la sua priorità: “Fare di Torino la città per i giovani, ovvero una città che investa trasversalmente su tutti gli aspetti della vita sociale, economica, culturale dei giovani affinché possano svilupparsi come cittadini e professionisti e possano diventare un elemento fondante del rilancio di Torino”.

Fare di Torino la città per i giovani, ovvero una città che investa trasversalmente su tutti gli aspetti della vita sociale, economica, culturale dei giovani affinché possano svilupparsi come cittadini e professionisti e possano diventare un elemento fondante del rilancio di Torino.

Giulia Toffanin di Acmos sottolinea come “i giovani si prendono lo spazio se vengono responsabilizzati e spinti a compiere delle azioni. E’ sempre più necessario che i centri aggregativi siano spazi liberi, che diano possibilità di creatività e di mettersi in prova, spazi connessi alla rete, digitalizzati”. Il tema abitativo è centrale, sia per l’esigenza di residenze per studenti, ma anche di progetti per la coabitazione giovanile solidale, che sono a costo zero e danno la possibilità a ragazzi di uscire di casa grazie a un affitto calmierato. “Un alternativa al convitto – precisa Toffanini – facendo qualcosa per il quartiere, per il vicino, scoprendo così una dimensione comunitaria”. 

Davide Neku propone tre temi: il graduale ritorno a scuola, “il più grosso fallimento della gestione della pandemia, che con la Dad ha esasperato le differenze di classe sociale tra chi può contare sulla tecnologia più avanzata in casa e chi invece deve accontentarsi dello smartphone dei genitori, magari dovendolo anche dividere coi fratelli”. “Il comune potrebbe mettere a disposizione tutti gli spazi che può – propone – dalle biblioteche alle sale delle circoscrizioni per portare i ragazzi a scuola e nelle aule studio, avere il coraggio di aprire agli under 40, che dal punto di vista sanitario sono stati toccati marginalmente”. Si chiede con forza che la proprietà sia tutelata, quando si parla di casa, in una città dove molti preferiscono avere locali sfitti piuttosto che occupati, o li mettono a disposizione sulle piattaforme dedicate al turismo mordi e fuggi e agli affitti brevi. “Per risolvere il problema abitativo bisogna fare in modo di intercettare e far rivivere centinaia di case sfitte che specie nella periferia rimangono vuote per anni – sottolinea ancora Neku che aggiunge – . Torino ha il più alto tasso di disoccupazione giovanile: per attirare gli investimenti, il comune rinunci agli ordini urbanistici per chi investe, Tari e Imu per renderla attrattiva”. 

Gli under 40 sono 10.000 e i cittadini che hanno tra i 20 e i 40 anni sono 194.000 su 857.000 residenti. Secondo un’indagine dell’istituto Toniolo un giovane su tre ha realizzato i progetti, un terzo ha rinunciato e un terzo ha rinviato. 

Secondo Eurostat, mentre in media il 40 per cento della popolazione europea della fascia d’età esaminata ha un’istruzione terziaria, in Piemonte è solo il 27,5 per cento. Il 48 per cento in Europa ha un diploma, ma in Piemonte siamo al 43 per cento. Infine, Torino è la città del nord con la più alta disoccupazione giovanile: le cifre date dallo studio “Il disagio giovanile nelle periferie di Torino” dell’Arcidiocesi di Torino indicano cifre drammatiche come l’11 per cento di percentuale di NEET tra i giovani di Torino ed una disoccupazione giovanile al 36 per cento con punte del 40 nei quartieri a più alto disagio e concentrazione di giovani stranieri. Il dato nazionale italiano è 29 per cento, ponendo l’Italia al terzo posto tra le nazione del G20 con il tasso di disoccupazione giovanile più alto dopo Sud Africa e Spagna. Il dato torinese è quindi molto peggiore dei pur pessimi parametri del paese, e pone Torino in unacondizione simile a Paesi come il Botswana ed l’Armenia.

Il documento presentato, propone alcune strategie, dalle quali partire, ad esempio prevedere una “quota under 35” in tutte le iniziative finanziate o cofinanziate con fondi pubblici italiani ed europei, in termini di associare contributi di under 35 all’ideazione, sviluppo e realizzazione dei progetti e delle attività in tutti gli ambiti sociali, economici e culturali per cui i fondi pubblici saranno erogati. Una quota che potrà essere applicata anche alla composizione di tutte le istanze pubbliche (circoscrizioni, comune e città metropolitana). Si chiedono stages, tirocini, attività di volontariato ed azioni specifiche hanno come scopo quello di collegare coloro che stanno facendo attività di formazione o l’hanno terminata al mondo del lavoro. L’attenzione sulla partecipazione e il rilancio delle politiche giovanili dev’essere massima, da concretizzare, tra le altre strategie, con la creazione di un tavolo giovani permanente con un forte radicamento sul territorio attraverso una Rete socio culturale educativa composta dalle realtà del Terzo Settore e i Servizi della Città come Politiche Giovanili, Intercultura, Città universitaria, Scambi internazionali, Mobilità giovanile, Servizio civile, Servizi Educativi progetti speciali e dispersione scolastica, Sociali progetti di prevenzione, Culturali. Uno spazio in grado di offrire alle giovani ed ai giovani dai 18 ai 35 anni una gamma di opportunità di formazione e inserimento lavorativo attraverso una co progettazione strutturale con gli Enti del no profit e le rappresentanze di categoria e del mondo imprenditoriale. Utile, l’attivazione di un protocollo d’intesa con Agenzia Nazionale Giovani, intensificare progetti di produzione culturale e creatività giovanile (in collaborazione con Servizio Torino Creativa); l’implementazione di un Progetto residenzialità, volto all’ elaborazione di una strategia di medio e lungo periodo nel reperimento e offerto di soluzioni abitative per studenti con particolare attenzione a quelli a basso reddito in collaborazione con UniTo, PoliTo e Edisu. Il documento nato dal tavolo del centrosinistra, propone inoltre la creazione di un fast track per la creazione d’impresa, e la sua continuazione in una prima fase, a condizioni agevolate per gli under 35, la creazione di nuovi strumenti di accesso al credito in maniera diretta tramite un fondo per le start up, linee di credito e meccanismi di coinvolgimento dei fondi per gli investimenti, o in maniera indiretta attraverso il continuo innesto di realtà giovanili all’interno di iniziative già consolidate imprenditoriali, culturali, cittadine.

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