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martedì, 16 Aprile 2024

La protesta di un vetero gramsciano doc contro L’Unità

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

A quanto pare la pubblicità con “Mai più senza Unità”, con l’immagine di Berlinguer o di Gramsci, presente sul nuovo giornale diretto da Piero Sansonetti, è sparita. Un mese fa i figli di Berlinguer avevano diffidato l’iniziativa affermando: “Nostro padre non è un brand. L’Unità di Sansonetti lo lasci in pace”.Un discorso ripreso anche da ex lavoratori dello storico giornale che lo avevano tenuto in vita fino al 2017.

Riportiamo l’indignazione e le considerazioni di un anziano militante che ha preso carta e penna per denunciare non solo la “pubblicità” (con un’immagine di Berlinguer nel 1984) ma un approccio non in linea con il pensiero delle figure più autorevoli del giornale fondato da Antonio Gramsci nel 1924.

“Ero molto contento di rivedere l’Unità tornare nelle edicole e nei bar di paesini ma, a un certo punto, non ho potuto fare a meno di scrivere al direttore su garantismo e questione morale, chiedendo anche che vengano rimossi dalla testata i riferimenti pubblicitari alle figure di Gramsci (fondatore del giornale) e Berlinguer”. A parlare è Michele Sabatino. Un uomo mite la cui vita è stata profondamente toccata dalla figura di Antonio Gramsci, su cui ha scritto un libro (Michelino – Un ragazzo di ruga incontra Gramsci, Ed. Imprimix 2023), che ripercorre un legame, iniziato da ragazzino come frequentatore della sezione del Pci di Girifalco, un piccolo paese calabro. Sabatino ha militato nel Pci fino a quando vi è stato Enrico Berlinguer e poi Achille Occhetto per poi impegnarsi esclusivamente nel mondo della rappresentanza dell’artigianato e della piccola e media impresa.

“Apprezzo il taglio del giornale che ospita autorevoli interventi come quelli di Occhetto, del cardinale Zuppi, fino a Kissinger.  Un percorso di riflessione capace di riprendere visioni e iniziative del cattolicesimo popolare, del socialismo riformista, fino ai liberali e alle lotte dei radicali per i diritti civili. Più un settimanale, come fu la storica Rinascita, che un quotidiano. Una scelta oculata e non facile nella marea di notizie, e scarse analisi, che in tempo reale invadono il web e i media”.

Sabatino ricorda quell’austerità proposta negli anni 70, da contrapporre alla deriva capitalistica fonte di squilibri, sulla quale Berlinguer cercò di coinvolgere le forze intellettuali, trovando le critiche di chi definiva questo un approccio francescano, cattocomunista che avrebbe impoverito il Paese (vedi Craxi).

Ma la questione che ha fatto indignare l’anziano militante è quella che definisce la giusta battaglia per il garantismo“Attenzione c’è un limite a ogni cosa. Su Berlusconi, Dell’Utri, Craxi e Forlani, riforma della Magistratura fino all’articolo della dottoressa Tiziana Maiolo sul Qatargate, definito uno scandalo mediatico. Un approccio, che ritengo abbia poco a che vedere con il giornale fondato da Antonio Gramsci, in cui il paracadute del garantismo viene legato a personaggi che non hanno molto in comune con comportamenti etici che Berlinguer avrebbe fatto rientrare in quell’eterna questione morale”.

L’amarezza del militante comunista conclude la sua lettera con un eloquente auspicio rivolto a Sansonetti: “pubblicizza la diffusione del Tuo giornale con altre persone e non con quelle di Berlinguer e Gramsci che trovo sconveniente”. La lettera è stata inoltrata anche alle Direzioni delle Fondazioni Gramsci e Berlinguer. “Non ho ancora ricevuto alcuna risposta, anche per capire se la mia sia solo una posizione di un veterocomunista fermo al Novecento” e aggiunge: “Chiamatemi pure veterocomunista fuori dal tempo ma per me certi valori restano fermi.  Marx non abita al Nazareno, titolava un articolo de l’Unità di ieri, e se anche Gramsci e Berlinguer non possono diffondere questo giornale, siamo messi veramente male” conclude Michele Sabatino. 

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