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di Vittorino Merinas

La chiesa cattolica, nonostante il decorso degli anni, non ha ancora recepito di non essere più Religione di Stato e che l’Italia è Stato laico, come ha ricordato il pure non loquace presidente Draghi. Non può più cullarsi nel Bel Paese quasi ancora fosse, come fu, il suo giardino di delizie. Oggi, attrattiva e autorevolezza deve guadagnarsele giorno per giorno, in chi governa dando prova di contribuire al bene del Paese e nei cittadini mediante la forza propulsiva del suo messaggio, grazie a sagaci e tempistiche risposte in chiave religiosa alle dinamiche della realtà italiana.

E’, la chiesa italiana, consapevole di tutto ciò? Si direbbe di no. Nei confronti di chi governa avanza più pretese di privilegi e benefici che offrire prove della sua meritevole presenza. Quanto ai cittadini la maggioranza la ignora come maestra di vita, pur utilizzando i suoi sacramenti per allegre feste mondane. Umana malizia o risultato della sua incapacità di dispiegare per l’oggi la ricchezza del messaggio evangelico, attività ben diversa dal foraggiare l’umanità con dogmi nati in realtà storiche superate, mostrandosi sospettosa, quando non nemica, ad ogni sbocciare di saperi e comportamenti innovativi, da essa giudicati con strumenti dottrinali arcaici, atti più a diagnosticar peccati che a riconoscere le positività di cui è ricco il processo storico.

Un esempio di questa arcaicità dottrinale d’una chiesa che vorrebbe continuare a sonnecchiare comodamente adagiata sulle vecchie fienagioni anziché affrontare ed accudire con interesse le sempre nuove fioriture, è offerto dal Disegno di legge di Alessandro Zan. Un’iniziativa che da subito ha preoccupato il Vaticano al punto di non limitarsi a bofonchiare sulla malvagità del mondo, ma ad inoltrare all’Ambasciata Italiana presso la Santa Sede una Nota verbale che lo dichiara contrastante con la revisione del Concordato Stato-Chiesa del 1984. Metterebbe, infatti, in discussione la libertà di predicazione e di organizzazione della chiesa, valorizzando concetti contrastanti la dottrina cattolica su sesso, genere, orientamenti sessuali, identità di genere e imponendo l’istituzione d’una “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia” cui le scuole cattoliche non potrebbero mai aderire. Dichiara la Nota: ”La Segreteria di Stato [del Vaticano] rileva che alcuni contenuti dell’iniziativa legislativa avrebbero l’effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente regime concordatario. Ci sono espressioni della Sacra Scrittura e delle tradizioni ecclesiastiche, del magistero autentico del papa e dei vescovi, che considerano la differenza sessuale secondo una prospettiva antropologica che la chiesa cattolica non ritiene disponibile perché derivata dalla stessa rivelazione divina.” 

E’, però, appropriata la lettura che la Segreteria di Stato fa del Disegno di legge Zan? Si direbbe di no. Innanzitutto non è indirizzato alla chiesa, ma a tutti coloro che, credenti o no, questionano orientamenti e comportamenti sessuali oggi rivendicati e li questionano con una forza tale da originare “discriminazioni ingiuste” e “comportamenti violenti”. Che ciò intacchi la libertà della chiesa di esporre la propria dottrina avversa a tali orientamenti e comportamenti è quasi una barzelletta in un Paese la cui laicità corre sul filo del rasoio dovendo sempre misurarsi con un’istituzione religiosa che, se pur oggi ininfluente sulla maggioranza dei cittadini, ha tuttora un peso temuto dal timoroso ceto politico sempre alla ricerca del suo consenso evitando ogni scontro.

Una giusta richiesta quella vaticana o una piazzata inutile dal momento che il bersaglio del Ddl Zan è la istigazione e non altro. Istigazione per la Cassazione è un “reato di pericolo concreto” di atti violenti, che nulla ha in comune con la propaganda, ossia, sempre secondo la Cassazione, la “divulgazione di opinioni finalizzata ad influenzare il comportamento o la psicologia di un vasto pubblico ed a raccogliere adesioni”. Dunque, la chiesa può stare tranquilla e continuare a impallinare le persone Lgbt+ ed a ritenere ideologiche le questioni di gender. Un sicuro rifugio, la Ideologia, che sottrae il dottrinarismo vaticano al compito di rimodulare sull’oggi principi ancorati a una “Scrittura” nata in culture remote ben identificabili, ma assunta come fonte di insegnamenti perenni. Con due negative conseguenze: condannare i teologi che suonano la sveglia alla curia romana per non più procrastinabili risposte adeguate alle odierne problematiche; continuare testarda su un percorso di sempre maggiore insignificanza nelle società culturalmente più agguerrite. 

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