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giovedì, 9 Aprile 2020

Torino 2021: Salvini suona la sveglia

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Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Matteo Salvini dal Lingotto suona la carica e dà inizio alla campagna elettorale per le amministrative Torino 2021 chiamando a raccolta i fedelissimi e i simpatizzanti: «Se volete far qualcosa per cambiare questa città parlate, iniziate da domani a confrontarvi con chi avete accanto».  E cita chi, alla terrazza dei Cappuccini, lo ha esortato a dare battaglia. «Mi hanno detto che vi hanno tolto anche i fuochi di San Giovanni. Noi li riporteremo». E oltre agli scoppi pirotecnici, Salvini garantisce che ad accendersi dovrà essere la città, «immobilizzata da chi dice no a tutto, alle olimpiadi, al salone dell’auto. È ora del rilancio».

Torino dunque è nell’agenda del Capitano, scritta ed evidenziata perché sa che la congiuntura politica attuale rende la città per la prima volta davvero contendibile. E se la questione si pensa sia legata semplicemente a un candidato, lui sbaraglia il campo dicendo che «potrebbe anche non avere una tessera di partito. Ciò che conta è che si riconosca nel centrodestra e che abbia un’idea e un progetto tale da far emergere la città. E’ necessario, e lo dirò agli alleati, un confronto con la società civile, un lavoro di ascolto lavorando insieme». 

Insieme anche a coloro che non sono riusciti a entrare in sala, gremita e inaccessibile a ulteriore pubblico molto prima dell’orario di inizio dell’incontro. Salvini ha voluto fermarsi all’esterno per dialogare, per fare quattro chiacchiere, il tanto atteso selfie con mamma e figlia che lo aspettano come un divo dello spettacolo. Applausi. Quelli che sono arrivati molto prima, col cartello in mano hanno già preso posto in sala per scaldare ambiente e provare coreografie d’accoglienza. «Un calore mai percepito a Torino» commenta l’onorevole Riccardo Molinari, che chiosa «significa che i tempi sono maturi, che l’aria è cambiata». Torino 2021 a portata di mano? Si può immaginare l’obiettivo, perché no.

Di fronte a Salvini seduto in prima fila con i parlamentari e la giunta regionale leghista, si alternano rappresentanti della società civile, dell’industria, dei sindacati. Gianni Esposito della Cgil sottolinea come sia giusto aver spazio su quel palco, «non vedo motivi ostativi per poter dialogare nei prossimi mesi» ha detto. Ma l’intervento più applaudito è stato quello di Eugenio Bravo, segretario del Siulp, sindacato di polizia, che denuncia la difficoltà a operare sul territorio quando «il governo taglierà tre commissariati della polizia stradale sul territorio piemontese. Anche a Torino sono a rischio commissariati strategici per la garanzia della sicurezza del territorio. L’odio è quello che sento ogni giorno contro le forze dell’ordine e contro di noi: non si può esultare su facebook per un poliziotto che muore». Maria Luisa Coppa, presidente Confcommercio Piemonte, chiede a Salvini di dare «attenzione a un commercio di vicinato che muore sotto i colpi della tassazione che spesso supera abbondantemente il 50 per cento,  e delle multinazionali che pagano poco e sfiancano le realtà commerciali del territorio». Parlano anche Fabio Ravanelli, presidente Confindustria Piemonte; Paola Malabalia, presidente Ance Piemonte; Giovanni Baratta della Cisl; Mauro Casucci della Uil; Antonio Perna del Sap sindacato di Polizia; Vicente Santilli del Sappe, il sindacato della polizia penitenziaria; Federico Rolando, Portavoce di Federtaxi.

Salvini arriva a Torino il giorno dopo il voto al Senato che ha autorizzato a procedere contro di lui per il caso Gregoretti e si dice tranquillo, ironizzando sulla compattezza raggiunta dalla maggioranza contro di lui. Non risponde a chi gli chiede delle sardine, impegnate quasi in contemporanea in un “bacione” collettivo dall’altra parte della città ma si toglie un sassolino dalle scarpe, ironizza «Io non ho mai incontrato i Benetton, benchè abbiano detto che sulla concesione di autostrade non si decidesse per i miei rapporti con loro. Colpa mia, secondo il Governo di allora. Oggi, sulla questione si sceglie di non scegliere ma intanto, sono le Sardine che vanno a farsi le foto con i Benetton». Applausi, il pubblico è tutto con lui. Non mollare, gli chiedono. Lui scherza, fa battute: «mi hanno sconsigliato di fare questo incontro proprio oggi, il 13 febbraio e quando ho chiesto perché mi è stato risposto che c’era la partita Milan Juventus e ho detto, va bene, pazienza tanto il Milan so già come va».

Il candidato civico, appassionato, con cuore che batte a centrodestra del petto: la sensazione è che Salvini in mente qualcuno già ce l’abbia ma che scoprire le carte oggi sia, ovviamente, ancora troppo presto. E ricorda «Con Appendino sui temi della sicurezza ho lavorato bene, per esempio abbiamo sgomberato l’area del Moi che potrà tornare a essere vivibile».

Per la Lega sotto la Mole dunque è ora di voltare pagina: il Capitano sente il vento e indirizza il dispiego delle vele. Ed è mare aperto.

 

 

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