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martedì, 22 Settembre 2020

Quando a morire è l’indignazione

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Scritto da Sara Collicelli
Io non ci sono riuscita. Perdonatemi, ma non sono riuscita a rimanere completamente indifferente. Non sono riuscita a condividere l’ennesima foto di vite umane.
In realtà, non l’ho mai fatto. Perché mi è sempre sembrato irrispettoso farlo. Irrispettoso e inutile. E questa volta non ci sono riuscita.
Dopo l’ennesimo sbarco mai sbarcato, dopo le ennesime vite che la nostra paura ha portato via, io non ci sono riuscita. “Chi ci salverà da questo sguardo?” Recita una vignetta con la foto della donna sopravvissuta lunedì.
Di pancia ho risposto “nessuno”. Ma poi ci ho pensato, a bocce ferme, come si dice. E la risposta è “Io saprò salvarmi da quello sguardo”.
Non è presunzione. Ma è consapevolezza del fatto che condividendo quelle foto prima di tutto ammazziamo una seconda volta una donna e un bambino espondendoli al nostro circo mediatico. Ma soprattutto che con la ricerca smaniosa dei like su Facebook per il post pieno di sdegno e cordoglio stiamo semplicemente cantanti il requiem di un’indignazione collettiva che è morta da tempo.
Morta, ma non sepolta, per fortuna.
Perché dopo quella foto io ho scritto su Facebook chiedendo come fare per entrare in OpenArms. Ovviamente non è fattibile. Ma sono fattibili mille altre cose.
Perché io mi costerno mi indigno ma non getto la spugna. No. Non la getto.
Non più. E rispondo all’invito di chi mi dice “vieni giovedì con me a Bardonecchia”.
E a Bardonecchia ci vado. Senza maglietta rossa. Senza fiaccole. Senza post su Facebook e senza pubblicità. Sono belle. Sono vitali. Ma, è banale, lo so… non bastano!
L’indignazione è fine a se stessa se non si fa nulla. L’indignazione muore ogni volta che siamo indignati per il tempo di un tweet.
Le realtà che si occupano di migranti sono tante. Anche qui, a casa nostra.
C’è il Pulmino Verde, c’è Rainbow4Africa. E sono sicura siano tante.
Quindi ora basta.
Ora la mia indignazione, e spero non solo la mia, diventi concreta.
Per prendere tanti like userò le foto dei miei gatti.
Con le vite non gioco più la partita social.

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