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venerdì, 12 Agosto 2022

Perché sono pochi i lumini votivi a energia solare sulle tombe dei nostri cari?

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

A Torino vi sono sei cimiteri: due maggiori, Monumentale e Parco e i rimanenti piccoli cimiteri di zona, Sassi, Cavoretto, Abbadia e Mirafiori . Le vicende legate alla gestione di questa realtà, di cui si parla molto poco, possono avere risvolti economici non indifferenti. Per carità non vi è nulla di illegale ma c è da chiedersi come mai il mondo dei cimiteri pare escluso da semplici e attuabili dinamiche che consentirebbero un notevole risparmio energetico.

L’interrogativo riguarda la gestione dell’illuminazione votiva, ovvero i lumini elettrici che potrebbero tranquillamente essere alimentati con energia solare.  Ma vediamo in sintesi  la storia su questa vicenda.

Nel 2014 la società Zanetti Srl, che da decenni gestiva questo settore a Torino, è stata oggetto di un contenzioso con il Comune  che ha portato ad un ricorso al Tar da parte di questa società.

La Zanetti operava  riconoscendo al Comune  un canone di soli 70.000 euro l’anno a fronte di un business che assicurava di fatto rendite molto sostanziose.

Il ricorso fu perso e la concessione del servizio elettrico votivo passò, dopo regolare gara d’appalto, alla società I.L.V.C. s.r.l. Un vero colosso del settore presente in 250 cimiteri in sette regioni.  Il suo canone venne decuplicato (63.000 euro al mese al Comune contro i 70 .000 l’anno del precedente gestore) per un business che permane in ogni caso quanto mai lucroso.

Va evidenziato che il contratto per avere la lampada votiva è assolutamente una libera scelta, ma sono pochi coloro che vi rinunciano.

Chi si occupa da tempo di questa realtà, sottolinea come gli italiani siano quanto mai tradizionalisti e per nulla al mondo priverebbero del lumino la tomba del proprio caro. In Italia si è ancora molto lontani dall’accettare l’idea del cimitero come parco alberato diffusa nel Nord Europa e in cui sussiste un rapporto molto diverso con le sepolture dei defunti e i riti funebri.

Le realtà alternative cimiteriali nel nostro Paese sono ancora ai primordi rispetto ai cimiteri ecologici presenti in diverse realtà europee.  Sopra Savona, ad esempio, vi è un piccolo comune, Martina d’Olba, nella cui frazione Urbe, si  è avviata una sepoltura alternativa  delle  urne cinerarie sotto gli alberi. Una scelta che viene ripagata con l’impegno di prendersi cura del bosco, e  pare che le richieste siano in numento. Il gruppo di architetti che ha lanciato questa proposta è infatti alla ricerca di altri boschi in cui estendere questo cimitero verde realmente a impatto zero, anche in Piemonte.

Tornando ai nostri lumini, è evidente che la gestione di questo affair risulti estremamente vantaggiosa anche per il Comune che, adottando sistemi alternativi (ogni singolo sistema una lampada ad energia solare su ogni tomba) vedrebbe ridursi una voce di bilancio sostanziosa e sicura.

In ogni caso la realtà cimiteriale risulta in piena evoluzione e fa ben sperare. Il cimitero come meta culturale di percorsi turistici ad esempio, è un altro fenomeno in continua crescita e vi sono associazioni e guide che da tempo sono impegnate su territorio. AFC (la Società partecipata col Comune come socio unico che gestisce i cimiteri) e la Città di Torino fanno parte della rete europea per la valorizzazione dei cimiteri storici. ll Monumentale è un museo a cielo aperto in cui è passata tutta la storia del Paese, dal Risorgimento in poi. Vi sono vari percorsi culturali: da quelli sui personaggi storici, dello spettacolo, dell’arte, dello sport; quello sulla Resistenza. E al Campo della Gloria, dove dentro i cubi grigi sono sepolti molti partigiani, commuove leggere “ignoto” sulla celletta dei caduti russi che hanno partecipato alla Resistenza e i cui resti sono stati raccolti nei luoghi in cui vennero assassinati senza neanche un nome, da Nicola Grosa, il quale, a forza di recuperare corpi dei compagni sotterrati , si ammalò di cadaverina. Per l’attenzione e il ricordo di questa realtà è da segnalare l’impegno di Anna Roberti, Presidente onorario dell’ Associazione culturale Russkij Mir.

In un mondo dove si parla tanto di sostenibilità a volte certe semplice scelte condivise possono assicurare reali risparmi con la partecipazione attiva di una  cittadinanza informata.  

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