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domenica, 26 Settembre 2021

L’opposizione non è Chiara

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Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Luca Cassiani

Dopo il sondaggio su “La Stampa” sulla fiducia e sull’operato della sindaca Appendino è cominciato, attraverso i social, il consueto balletto dei post pieni di sarcasmo. L’ironia prende di mira il sondaggio di Piepoli che riconosce alla sindaca di Torino un grande appeal popolare e mediatico.

Cari compagni la ricreazione è finita ed è ora di scollarci di dosso i postumi scioccanti della sconfitta e iniziare a ragionare sul “Che fare” di leniniana memoria.
Già, perché quelle percentuali raccolte dal centro Piepoli, in cui la sindaca ha raggiunto il 64% di fiducia, non sono così tanto lontane dalla realtà, nonostante la “luna di miele” tra la nuova Giunta e i suoi elettori stia avviandosi a grandi passi verso il tramonto: ogni volta che un torinese poggia lo sguardo sulla superficie del Po violato dall’insipienza grillina, il partito di Grillo perde un voto.

Resta il fatto che la giunta Appendino non registra un tracollo simile a quello della giunta Raggi: basta girare la città, le piazze e i mercati per capirlo, parlando con le persone e non solo con gli addetti ai lavori o con gli iscritti al nostro partito.

Sono preoccupato per questa sottovalutazione.
Non abbiamo perso le elezioni per colpa di una sfortunata congiunzione astrale e neppure per un ineluttabile scherzo del destino. La città era stanca di noi e di oltre vent’anni di potere consolidato, non abbiamo saputo trasmettere novità, proposte, innovazione e prospettiva. E i torinesi ci hanno puniti.

Ho l’impressione che non ci siamo accorti di questa situazione, forse perché, anche giustamente, troppo impegnati a governare.

Il paradigma della sconfitta è la vicenda del Salone del Libro, finita male tra patteggiamenti e polemiche. Era un bel prodotto, ma sempre uguale da 30 anni.  Non siamo riusciti a rinnovarlo, ridisegnarlo, renderlo adatto ai tempi. E lo abbiamo perso in un tripudio di scandali.

Credo che si debba ripartire da un’analisi politica seria della sconfitta, perché ancora non lo abbiamo fatto, non abbiamo metabolizzato questa batosta, non riusciamo a digerirla e ad abituarci all’idea che ormai siamo all’opposizione e come tale dobbiamo comportarci.
Si, a Torino dovremo fare opposizione per un bel po’ di tempo. E non abbiamo ancora iniziato.

Non lo abbiamo fatto nei giorni della Festa de L’Unità, perdendo così inspiegabilmente un’occasione, visto che sarebbe stata la sede più idonea e naturale, alla presenza dei nostri militanti e iscritti.
Non abbiamo discusso del perché molti prevedevano e teorizzavano una vittoria al primo turno per il centrosinistra, per poi essere nettamente sconfitti al secondo.
Non abbiamo capito il perché della bruciante débâcle nelle periferie storicamente più vicine al Pd.

Non abbiamo interpretato il grave disagio della città e siamo stati sintonizzati su altre frequenze rispetto a quelle del nostro elettorato che solo 2 anni fa ci accordava oltre il 42% dei consensi in città.

Se nonostante le incapacità e gli errori quotidiani che i grillini stanno compiendo a Palazzo Civico, uniti all’immobilismo amministrativo e alle palesi incompetenze assessorili, il risultato mediatico è questo, allora bisogna davvero prendere il toro per le corna, smetterla con le risatine e la prosopopea del “tanto poi vinciamo noi” o rifuggire nel “Piepoli non ci azzecca mai”.

Non si fa politica con azioni di risulta: vent’anni di antiberlusconismo sterile, in cui non si è mai costruita una controproposta politica al nulla arcoriano non ci hanno insegnato nulla?
La politica è pensiero, proposta e azione. Parafrasando Gramsci, la capacità di avere buone idee e la forza per raccogliere il consenso intorno a esse.

Ci vuole un bel bagno di umiltà e ripartire ciò che siamo e sappiamo fare: politica, a fianco dei cittadini per la loro promozione sociale, per i loro diritti, per la loro qualità della vita.

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             Il “Che fare?” di Lenin

Cosa? Suggerisco quattro proposte:

1) Proviamo a stanare la Giunta a 5 Stelle sul merito delle sue scelte disastrose, a partire dal tunnel di corso Grosseto fino alla Biblioteca Civica Centrale di Torino Esposizioni, dal blocco delle iniziative e degli investimenti sulla città alla fuga degli imprenditori per l’immobilismo di questa maggioranza. Ci sono tutte le premesse per il declino economico della città, nel non-fare grillino. Proponiamo un’alternativa?

2) Ritorniamo a fare politica nelle piazze, nei mercati, nei circoli, nelle sezioni e usiamo le modalità di aggregazione online in modo costruttivo.
Anche i media che tanto critichiamo per la loro presunta vicinanza ai 5 Stelle scriveranno di una nuova fase del PD cittadino, se torneremo ad avere una voce intelligente.

3) distribuiamo i classici ma sempre efficaci volantini nei quali mettiamo a confronto, per esempio, la foto del nuovo passante di Spina 3 da corso Principe Oddone a Porta Susa e con quella del vetusto e disastrato cavalcavia di corso Grosseto che l’attuale giunta non vuole abbattere.
Chi lo spiega alle famiglie che vivono in prossimità di un “mostro” stradale simile che l’attuale Sindaca intende continuare a lasciare le loro case al buio, in balia dell’inquinamento e del rumore? Chi tutela il diritto legittimo dei cittadini ad avere periferie a misura d’uomo? Se non lo fa il PD, non lo fa nessuno in città. Meno che mai i finti paladini delle periferie attualmente al potere a Palazzo Civico.

4) Facciamo tutto ciò con un coinvolgimento straordinario di tutti i cittadini nella protesta; raccogliamo le firme presso i nostri banchetti nei mercati contro le scellerate scelte della Sindaca e della sua giunta. Raccogliamo il pensiero di chi ha davvero a cuore le sorti della città e costruiamo, nel tempo, un’alternativa basata su proposte amministrative concrete, che guardino a chi ha più bisogno e valorizzino ciò che la città ha di bello e di giusto. E che ci permettano di avere una città europea, non una mesta realtà provinciale, alle prese con la più infelice delle decrescite.

Questa è la nostra storia, questo è da sempre il modo di far politica di una sinistra che anche nel XXI secolo deve saper parlare con tutti e confrontarsi con il proprio popolo, soprattutto dopo una grave sconfitta.

Torniamo a fare politica attiva, contro il declino della città che, dopo soli tre mesi di giunta grillina, si profila all’orizzonte.

 

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