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sabato, 12 Giugno 2021

L’EUROPEAN LANGUAGE INDEX RIVELA PERCHÈ NON È POSSIBILE STUDIARE UNA NUOVA LINGUA IN ITALIA

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Un libro, un corso online, audiolezioni, conversazioni e tanto impegno. Eppure tutto questo potrebbe non bastare per imparare una nuova lingua entro i confini nazionali. È quanto emerge dall’indagine del 2021 realizzata dall’European Language Index che colloca l’Italia in penultima posizione tra i 27 paesi dell’UE. Penultimi proprio perchè il sistema pubblico-privato tricolore non stimola e sostiene abbastanza l’apprendimento di una nuova lingua nonostante il multilinguismo che caratterizza il territorio da nord a sud. 

Lo studio ha preso in considerazione 18 fattori di analisi valutati da zero a 100 e successivamente accorpati in sette aree che hanno permesso di stilare la classifica di tutti i paesi dell’Unione, ad eccezione del Regno Unito. Più in dettaglio, l’indagine si è concentrata su aspetti come l’accesso ai tool digitali per l’apprendimento di più lingue, il numero totale di idiomi ufficiali parlati in ogni singolo paese, la diversità linguistica, il plurilinguismo, la competenza nella lingua straniera più conosciuta, i sistemi di sottotitolaggio e di voiceover utilizzati nel cinema e per i programmi televisivi e l’apprendimento di una seconda lingua a scuola.

Il ranking finale premia il Lussemburgo, il paese più virtuoso d’Europa che stimola e favorisce l’apprendimento di una nuova lingua grazie al binomio efficace pubblico-privato. Il Lussemburgo in sè è già sinonimo di multilinguismo considerando che lussemburghese, tedesco e francese sono i tre idiomi ufficiali parlati nel piccolo stato finanziario d’Europa, grande pressapoco quanto la provincia di Piacenza. In Lussemburgo il 100% dei bambini inizia a studiare una nuova lingua dalla scuola primaria e i livelli di apprendimento in fase scolare, adolescenziale e adulta restano sempre su ottimi livelli. Il primo posto della classifica merita tuttavia una riflessione. È scontato che un paese di piccolissime dimensioni, con una debole identità storico-culturale, si distingua per un livello di pluringuismo e multiculturalismo piuttosto elevato. L’opposto di un paese come l’Italia.

Seppur con 47 lingue parlate su tutto il territorio nazionale e nonostante minoranze sparse da nord a sud, dialetti e localismi, l’Italia resta il paese che resiste alla conoscenza e all’apprendimento strutturato e di buon livello di una nuova lingua. Sono forse gli elementi di forte radicamento territoriale che motivano la resistenza. Il bel paese non è il posto migliore dove studiare una seconda o una terza lingua perchè il binomio pubblico-privato non è abbastanza performante. Se da un lato il 95,3% dei bambini inizia a studiare inglese o francese a partire dalla scuola primaria, il livello di competenza negli anni successivi non è all’altezza dei pari età europei. C’è poi il singolare caso del sito web del Governo Italiano che può essere navigato solo in lingua italiana.

Se il ranking dell’European Language Index premia il Lussemburgo, il secondo e il terzo posto proclamano il trionfo della Scandinavia che piazza sul podio Svezia e Danimarca. Il fanalino di coda d’Europa, invece, è la Bulgaria. L’Italia è penultima. Stavolta siamo salvi.

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