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martedì, 22 Settembre 2020

La guerra del retino e i neuroni del granchietto

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

“Vuoi insegnare a tuo figlio che non è normale e non è un gioco far morire in un secchiello un granchietto dopo avergli staccato qualche qualche zampetta?”

“Ma non dire cavolate e prenditela con le multinazionali del pesce che fanno sfracelli nei mari, o con lo scempio degli scarichi in mare e dei depuratori assenti o spesso non funzionanti, altro che i retini dei bimbi sugli scogli”.

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La guerra al retino e al secchiello, usato da sempre da tanti bimbi per prendere pescetti e granchietti nelle acque basse e tra gli scogli, ha scatenato un vivace e ampio dibattito su social.

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La polemica ha fatto seguito all’iniziativa di alcuni Comuni della Riviera ligure di ponente che, insieme ad alcune associazioni ambientaliste, hanno avviato una campagna di sensibilizzazione che intende arrivare al divieto della pratica della cattura degli esseri degli scogli per puro divertimento. 

Da tempo i biologi hanno lanciato un inascoltato appello per quanto riguarda non solo i datteri di mare ma anche patelle, cavallucci e stelle marine. Tutti esseri che rischiano una possibile estinzione. Per questo quello che sembra un gesto innocente, come quello del retino, perpetuato da sempre, è diventato un comportamento da biasimare per le sue gravi conseguenze sull’ambiente marino.  Tanto più nel nostro Mediterraneo sempre più caldo e in cui la fauna sta registrando oltre ad un progressivo suo impoverimento anche dei preoccupanti cambiamenti.  Certo la pesca selvaggia, nonostante tante belle parole sulla pesca sostenibile, sta mostrando drammatici effetti nei nostri mari soffocato dagli scarichi e ora anche dagli allevamenti ittici intensivi.

Sui social i fautori del retino invitano a occuparsi di cose più serie, definendo ridicola questa polemica per una questione a lor dire insignificante.    C’è chi senza mezzi termini invece attacca quei genitori che tollerano questi comportamenti, definendoli ignoranti con un cervello sicuramente con molti meno neuroni dei granchietti agonizzanti nei secchielli da loro tollerati.

In ogni caso la maggior parte dei commenti se la prende con i genitori che dovrebbero diffondere nei bambini comportamenti etici e che dovrebbero far capire che un granchio non è un pupazzo.  Anche gli esserini degli scogli hanno la loro importanza negli equilibri del mondo marino.  Certo un granchietto in un secchiello non sembra una gran cosa ma questo comportamento moltiplicato per migliaia di retini, presenti in ogni spiaggia, può causare danni rilevanti come ribadito da diversi biologi.

Solo una educazione ambientale dei genitori e una loro sensibilizzazione potrà mettere fine o almeno ridimensionare questa inutile e dannosa abitudine vista come un gioco innocente.

Il rispetto degli animali, anche i più piccoli, e una coscienza diffusa sull’importanza degli equilibri ambientali rappresenta un passo fondamentale. Questo anche mettendo fine all’abitudine di staccare chele, zampette o lasciare al sole agonizzare granchietti, stelle marine e pescetti in un secchiello. 

Una coscienza diffusa di vero rispetto ambientale potrà salvare un pianeta sempre più soffocato da inquinamento e da un riscaldamento globale che è ormai evidente ad ogni latitudine tranne dove vive Donald Trump. 

In ogni caso la querelle secchielli e retini ha posto l’attenzione sulle condizioni dei nostri mari. E lo scontro sul retino non esclude certo l’impegno contro la lotta alla pesca selvaggia, l’inquinamento e la lotta contro gli scarichi illegali in un mare sempre più caldo.

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