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lunedì, 20 Maggio 2024

Intervista all’attrice Christina Andrea Rosamilia, protagonista di Peripheric Love, girato a Mirafiori Sud

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

“Auspico maggior inclusività nel mondo del cinema per minoranze e famiglia LGBT e invito tutti a liberarsi, a mettersi in gioco, a provarci.   Sono una persona ecclettica, amo tutto, anche le mie piante, i social e adoro Torino, anche per la sua inclusività del mondo LGBT”. 

 E’ il pensiero di Christina Andrea Rosamilia. L’attrice svizzera ci racconta il suo passato e la sua ferrea volontà di esprimersi. 

Nata e cresciuta a Bellinzona nella Svizzera italiana dopo Londra ora vive a Torino.

 Il suo esordio nel cinema è nel 2015 con il film “Le ultime cose” di Irene Dionisio. Nel suo percorso artistico ha ricevuto diversi riconoscimenti come miglior attrice (Asti Film festival 2017 e Top Indie Film Awards e  Best Actor Awards nel 2019 per il film “La teoria del sangue” diretto da  Luca Elmi).

L’ultima sua fatica la vede protagonista, diretta da Luc Walpoth, del film Peripheric love con Fabio Troiano.  Una pellicola girata a Mirafiori sud. Una storia tra precariato e difficoltà sentimentali nella Torino di oggi.

Iniziamo con due parole sul suo percorso umano e professionale che l ha portata a ruoli di rilievo, nel cinema che fa riflettere, con straordinarie collaborazioni.  La sua è una personalità che sembra quasi magnetica nel farle assumere dei ruoli specifici da parte di diversi registi, come con Francesca Archibugi in “Romanzo famigliare” nel 2017.  

Fare l’attrice era nei suoi sogni da giovanissima, visto le sue iniziali esperienze teatrali a Lugano e i corsi seguiti ad alto livello?  Una ferrea volontà insomma.

Direi proprio di sì. La mia volontà è di non mollare mai, anche quando le cose sembrano ormai giunte al capolinea. Di canti del cigno nel mondo degli artisti ce ne sono tanti. Sono una persona estremamente resiliente e paziente e poi sono curiosa, tanto.  

Diciamo che sognavo di fare la ballerina, il varietà della televisione. Adoravo Stefania Rotolo, Raffaella Carrà, Heather Parisi. Loro erano per me artiste complete. Quello era il mio più grande sogno fin da bambina. 

Per motivi della vita e anche per timing (il varietà ormai non c’è più) non ho potuto seguire quel percorso e mi sono avvicina al teatro, (che facevo già da piccola), per poter tirare fuori tutto quello che avevo dentro e che sentivo di dover donare.

Ama ancora il mondo del teatro che, un tempo, costituiva la principale fucina per entrare nel mondo del cinema?

Certo che amo il teatro.  Vengo da li. Però col tempo mi sono resa conto di funzionare meglio nel cinema dove trovo parte di quello che ho sempre cercato. 

Una recitazione minimale, quasi di mimica leggera e sottile (visti i miei ruoli poco parlati e espressi più con il corpo). Alla telecamera basta un pensiero. E io e la telecamera abbiamo una grande affinità.

Però temo la folla. Ogni volta che salgo sul palco e vedo gente mi vengono gli attacchi di panico. 

Adoro invece l’intimità del set. Quelle poche persone che, per un breve periodo, diventano una sorta di famiglia. Il teatro resta comunque sempre nel mio cuore e non escludo di tornare a farlo.

Essere sempre coinvolta in film impegnati e in trame sociali di forte impatto è un caso o è anche frutto di sue scelte?

Direi un misto di cose. In primis se un ruolo non mi interessa non lo faccio. Preferisco ruoli particolari e complessi, direi borderline. Personaggi in cui mi trovo bene. 

 In secondo luogo penso sia una scelta di registi e casting director. In Italia spesso quando ti inquadrano in un determinato ruolo, non ti danno possibilità di fare altro e penso valga anche per me.

Vorrei fare altri ruoli, nuovi personaggi, nuove sfide, ma i ruoli che mi sono offerti sono sempre i soliti. . Sono però convinta che ogni personaggio, seppur simile, sia diverso. Ha pensieri diversi, vite diverse e storie diverse. Quindi non mi annoio mai. 

Vorrei che in Italia fosse come in America. Gli attori americani cambiano, si trasformano, mutano. È anche questa la bellezza del mio lavoro.  Uno, nessun e centomila.

Qual’è stato il momento magico che ha dato una svolta al suo percorso artistico e che rapporto ha con la città di Torino?

Direi la realizzazione di Bang Bang Baby di Amazon prime.  Un grande set, un’esperienza che sognavo da tempo e un personaggio pazzesco. 

Dopo bang bang baby ho ricevuto una marea di feedback attraverso i social, per strada, con messaggi da ogni parte del mondo. Questo mi ha fatto molto piacere. E’ successo anche con altre opere e sono contenta che i miei personaggi “brillino” nei meandri oscuri del cinema.

Con Torino è stato subito amore. La conobbi quando girai “Le ultime cose” nel 2015. Mi sono sentita a casa e mi ha accolta a braccia aperte. Da quel momento la città è entrata nel mio cuore tanto che oggi vivo a Torino.

Con Peripheric love ho potuto girare ancora a Torino nella suggestiva Mirafiori, un tempo fucina industriale del mondo automobilistico e della classe operaia.   Questa sua caratteristica da vera e proprio melting pot credo sia quello che mi affascina di più e la sua grande inclusività per le persone della famiglia LGBT la rendono una città per tutti. 

Chi è Christina fuori dal set? Cosa sogna, cosa la appassiona come spettacoli, cibo, ambienti, musica?

Chi sono io fuori dal set? Chi sono io… “Non ci è dato di essere. Siamo soltanto un fiume. Aderiamo ad ogni forma: al giorno e alla notte, al Duomo e alla caverna e passiamo oltre mentre l’ansia di essere ci incalza.

Forma su forma riempiamo senza tregua. Nessuna ci diviene patria, gioia o pena e siamo sempre in cammino…”. E’ Lamento. Una poesia di Hermann Hesse. Le rispondo così. 

Cosa sogno? Sogno di poter lavorare in tv e in radio. Sogno ruoli più diversificasti e da protagonista. Sogno di poter finalmente realizzare il mio film tratto del mio libro. 

Auspico maggior inclusività nel mondo del cinema per tutti. Minoranze e famiglia LGBT. Non le sto facendo un discorso di politically correct, ma solo di veder includere, scrivere, raccontate più realtà, in quanto non   esiste una realtà unica e univoca ma ne esistono tante.

Poi sogno di poter fondare una mia linea skincare nel futuro. Una linea per pelle sensibile. Sono una persona eclettica e amo tutto. Dal rock progressive, alla trance, dalla musica classica alle musiche di altre culture.

La mia passione più grande sono le piante (soprattutto di agrumi), giardinaggio e cucinare. Adoro tutto quello che è raro e unico.  Vorrei fare molte cose ma… credo non mi basti una vita.

Cosa pensa della realtà di oggi invasa da social e influencer?

Io amo i social per imparare. Ci sono tutorial, c’è qualità e c’è anche verità. 

Non c’è solo miseria esistenziale, consumismo e grettezza. Ci sono canali YouTube per esempio, che sono delle vere e proprie perle. 

Mi piace l’idea che ogni prodotto abbia stile autentico e la personalità della persona che lo ha creato. Cosa che la tv in teoria cerca di smussare aderendo a degli standard.    I social possono essere una buona cosa: sta a noi farne un uso consapevole e non abusarne. 

Io ho un piccolo canale YouTube dove parlo di skincare ma senza nessuna pretesa.  La realtà esiste e noi possiamo decidere se renderla nostra o meno. 

Oggi i media sono carichi di prodotti di ogni tipo, ma il cinema di qualità mantiene sempre un forte impatto sociale. Che ne pensa?

Chiaramente le piattaforme streaming hanno cambiato le carte in tavola….

Io non ho nulla contro i colossi streaming, se non che tutt’oggi non riconoscono i diritti agli attori, non essendo trasparenti con i dati.

Sempre meno gente va al cinema e a teatro. È cambiato anche lo stile di vita e la pandemia non ha aiutato.

Però c’è ancora gente che ama il cinema e lo apprezza. Ci sono ancora queste persone e io voglio dire loro grazie. Persone che si fanno ispirare dal buon cinema, dalle storie e che ancora ricercano la qualità e si emozionano guardando un film, magari lasciando trapelare qualche lacrimuccia.

Qual è il messaggio che intende trasmettere con il suo impegno artistico che pare andare ben oltre la mera affermazione della propria espressività?

Far capire alla gente di buttarsi nella vita. Di credere. Di mettersi in gioco. Di osare! Anche se pensiamo di non essere mai abbastanza, almeno di provare. 

Io sono partita da zero. Quando a 24 anni sono partita per gli Stati Uniti da sola, quando sono andata a vivere a Siviglia, a Ibiza, a Londra (dove ho perso più volte la casa e ho dormito per strada).

Ho dovuto sempre cominciare tutto da capo. Sola. Direi a queste persone di perdere la terra sotto i piedi. Uscite dalla vostra comfort zone e scoprirete risorse, qualità che non sapevate di avere. Parlate con gli sconosciuti sulla metro, in fila al supermercato, accettate un drink con quel ragazzo misterioso e chiacchierate con l’anziano sulla panchina.  Concedetevi quella vacanza che state rimandando da troppo tempo. Mettetevi in gioco. Non è mai il tempo giusto. il tempo giusto lo decidiamo noi. 

Quali sono ora i suoi prossimi obiettivi?

Realizzare un film tratto dal mio libro e altri ruoli che verranno. Capire di più chi sono e cosa voglio davvero da questo circo chiamato vita, perché quando sai realmente chi sei, cosa vuoi… tutto viene automaticamente.

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