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martedì, 22 Settembre 2020

Emanuela Orlandi, c’è un audio. Le parole del fratello e i documenti dei servizi segreti

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Moreno D’Angelo

Un pugno allo stomaco. Una voce straziante che si lamenta e impreca mentre è sottoposta a sevizie. Nel corso della trasmissione “Chi l’ha visto” è stata trasmessa la registrazione di una cassetta che era stata fatta trovare poco dopo il rapimento di Emanuela Orlandi in Piazza San Pietro e il 17 luglio 1983 e nei pressi della sede dell’Ansa di Roma vicino il Quirinale.

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I luoghi simboli di due poteri. Una cassetta quanto mai emblematica che nasconde diversi misteri a partire da quello di chi sia la voce della sventurata, se sia Emanuela o un’altra ragazza o se si tratti di un abile montaggio tratto da un film. In realtà il vero mistero è quello che nessuno fino ad ora ha cercato di fare luce, anche con le moderne tecnologie, non solo su chi sia la ragazza ma soprattutto chi siano i tre uomini presenti alle sevizie di cui due parlano in romanesco e perché queste voci siano state rimosse.

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C’è chi sospetta che uno di questi possa essere l’emblematico fotografo Marco Fassoni Accetti che si è autoaccusato del rapimento e per il quale il procedimento giudiziario resta aperto. E c’è chi vede nel messaggio un ricatto in primo luogo diretto al Vaticano guidato da Wojtyla, impegnato e diviso sulla ostpolitik in un contesto di guerra fredda a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta.

(leggi la relazione-sismi relazione-sisde relazione-criminalpol )

Abbiamo chiesto a Pietro Orlandi, fratello di Emanuela rapita nel 1983, perché ha deciso di far trasmettere la macabra registrazione che ha un evidente ruolo ricattatorio per i due palazzi del potere vaticano e repubblicano.

«Non è stato facile nemmeno per me decidere se farla uscire ma intendo toccare la coscienza di chi sa e resta in silenzio su un caso che è stato incredibilmente archiviato», risponde Pietro Orlandi

 

Come è riemerso questo prezioso documento incredibilmente per anni ignorato?

Ci ho pensato quattro mesi fa a quella cassetta. Mi ha fatto male renderla pubblica. Il documento era stato recapitato due settimane dopo il rapimento prima sotto il colonnato di San Pietro e dopo qualche giorno il 17 luglio 1983 vicino alla sede dell’Ansa. Sono tenace e sono riuscito a recuperarla. Certo si tratta di una “riduzione” rispetto alla cassetta originale recapitata tanto tempo fa che probabilmente era più lunga

Ma secondo lei non si tratta della voce di Emanuela?

Penso di no, anche se alcune espressioni mi hanno colpito e mi hanno fatto pensare che potesse essere lei. Come quella “ora lasciami dormire”. Certo è una testimonianza impressionante e importante. Se fosse davvero la voce di Emanuela cambierebbero molte cose. E mi chiedo perché non siano state fatte comparazioni e verifiche. Io ritengo che sia possibile attestare di chi sia quella voce e le altre presenti nel documento. Per questo lo Stato non può fermarsi e deve arrivare a capire che cosa sia realmente successo

Cosa succede nel corso della registrazione? Si parla di violenze sessuali, di scariche elettriche, di droghe. Sempre che non si tratti di un mix di audio di filmati

Molti hanno subito letto una violenza di tipo sessuale io penso invece che si tratti di cattiverie violente per fare del male a una povera ragazza

Si parlò di spezzoni montati ad arte da filmati

In realtà dopo il primo ascolto i miei genitori furono in parte rassicurati dal fatto che gli inquirenti ci dissero che ritenevano che si trattasse di spezzoni tratti da filmati. E la questione cassetta fu chiusa. Per i miei genitori fu un sollievo. Si trattava di un documento audio probabilmente più lungo dell’attuale. Ritengo che gli inquirenti abbiano fatto troppo in fretta. In un giorno hanno capito che si trattava di spezzoni audio di un film porno. Mi chiedo: possibile che nessuno si sia posto il problema di accertare quali fossero questi filmati. E resta il fatto del perché non siano state riversate le voci maschili. Decisamente strano trattandosi di un film. La cosa fini perche gli inquirenti dicevano che era uno spezzone di un film porno per noi fu un sollievo

Ma riscontri audio sulla voce della ragazza sono ancora possibili alla luce delle moderne tecnologie?

Dalla prima telefonata dei rapitori è stata registrata la voce che ripete: “Sono Emanuela Orlandi e l’anno prossimo dovrei frequentare la seconda liceo”. Purtroppo non vi sono altri suoi documenti audio. Tuttavia riscontri non ne sono stati effettuati. Il documento fu fatto ascoltare anche ad un amica di Emanuela.

Come sono emerse le tre voci maschili dalla cassetta e da chi sono state rimosse?

Il filmato fu analizzato dai servizi dell’epoca che riscontrarono le tre voci maschile di cui due con accento romanesco. Queste voci non furono riversate dal documento originale come ritengo anche delle parti meno ascoltabili. Insomma il documento audio è stato manipolato dai servizi. Certo nel 1983 non vi erano gli strumenti che oggi consentirebbero di analizzare e far uscire molte cose

Ma dove si trova la cassetta originale?

Penso che sia negli archivi dei servizi.

Un’iniziativa che vuole essere fortemente polemica con gli inquirenti. Specie dopo l’archiviazione

Mi chiedo chi si intenda proteggere con questo silenzio. Voglio toccare la coscienza di chi sa e continua a tacere. In ogni caso una persona non può non essere non toccata da questo audio e mi chiedo come sia stato possibile far chiudere l’inchiesta quando si sente una persona che ha sofferto in questo modo anche se non è Emanuela. Mi chiedo come sia possibile che rispetto a questo audio non siano ancora stati fatti adeguati riscontri? E che ora sia un privato a farli emergere. Se sono persone con una coscienza si dovrebbero chiedere perché archiviare. Dovrebbero cercare di approfondire e capire cosa sia successo. Invece vi sono strutture dello Stato che hanno manipolato quel documento audio.

Lei spera in un improvviso moto di coscienza da parte di chi è responsabile o complice di questo dramma che si trascina da trentatre anni.

Ci sono persone che sanno cosa è successo e che magari incrociano il mio sguardo. Pensano di non essere colpevoli solo perché restano in silenzio ma sono criminali come chi ha avuto responsabilità dirette. Io spero che questo audio possa smuovere le loro coscienze con un rimorso che li spinga a chiedersi perché continuare a proteggere qualcuno con il silenzio. Anche una piccola cosa può aiutare.

Federica Sciarelli è sempre pronta ad ospitarla nella sua trasmissione

E’ una persona che stimo perché è combattiva e dimostra senso di giustizia con reale sensibilità professionalità anche verso la mia ricerca di verità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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