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lunedì, 21 Settembre 2020

Quando il tragico diventa osceno

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Diego Novelli

«Viviamo in un mondo oscuro. Viviamo nel tempo dell’oscenità trionfante. Ciò che va perduto in questo tempo è la compassione, ciò che viene espulso da questo mondo è la pietà. L’esistenza che quotidianamente conduce nella casa di vetro della trasparenza mediatica è un’esistenza spietata».
Questo è l’incipit dell’articolo di fondo di Antonio Scurati apparso oggi 15 settembre 2016, sulla prima pagina de “La Stampa”.
Parole non solo sagge, ma con un alto valore morale che dovrebbero fare riflettere tutte le persone civili.
Anche quel consigliere del Pd della IV circoscrizione di Torino che non si capisce a quale titolo (se non quello di far parlare comunque di sé) sia è abbandonato su Facebook a giudizi pesanti su Tiziana Cantone, la 31enne della provincia di Napoli che si è suicidata per un video hard, girato tempo fa con un ragazzo e pubblicato sul web e diventato virale in breve tempo.
A chi sul “maledetto” social lo ha attaccato, domandandogli se fosse pazzo, quel depositario di moralità a livello quartieristico ha replicato che: «vanno difese le donne che lottano per principi e non quelle che i principi li distruggono».
Ad una ragazza che gli ha chiesto “quali principi?”, ha replicato: «quelli dei dieci comandamenti».
Evidentemente il consigliere del Pd eletto nel giugno scorso (con 162 voti!) ritiene che nel regolamento delle competenze delle circoscrizioni rientra anche il mandato di tutelare i dieci comandamenti e condannare senza appello chi li viola.
Questo “cattolico di complemento” ha mai letto o sentito le parole di Papa Francesco?
Infine un’osservazione sul quotidiano “La Stampa”, che in prima pagina predica bene e poi nelle cronache interne si abbandona al gossip, al pettegolezzo, al becerismo più vieto, per raccogliere nel paesaggio mediatico contemporaneo – come scrive Scurati – non il tragico, ma l’osceno.
Cosa non si fa per difendere la tiratura.

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