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lunedì, 21 Settembre 2020

L’Osservatorio tumori finisce in carcere

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Trasferita alle ex Nuove la sede della struttura sfrattata dalla Regione e che ha permesso di rendere giustizia a 19 mila lavoratori torinesi ammalatisi a causa di mansioni nocive – La Giunta piemontese che fa?

 

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di Alberto Gaino

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L’Osservatorio dei tumori professionali si è trasferito nel vecchio carcere delle Nuove,  trovando spazio nei locali utilizzati da tempo come uffici giudiziari. Nei 24 anni di attività di un’iniziativa unica in Italia, voluta da Guariniello per rendere giustizia alle vittime del lavoro,  la sede era sempre stata messa a disposizione dalla Regione: prima in via Pietro Micca, successivamente in un ampio e attrezzato appartamento di via Maria Vittoria 38, che era stato ristrutturato appositamente a spese dell’ente pubblico. A Palazzo di Giustizia non si aspettavano la notifica dello sfratto per fine locazione, arrivata verso la fine dell’anno scorso, in coincidenza con l’annuncio del pensionamento di Guariniello.

Il procuratore capo Armando Spataro non rimase senza parole e agli organi di informazione, nel comunicare la notizia dello sfratto, rilasciò una dichiarazione diplomatica e al tempo stesso sferzante nel chiedere la revoca della decisione a chi l’aveva presa, «poiché l’attività dell’Osservatorio rientra indubbiamente fra quelle di utilità sociale e riveste carattere strategico tale da meritare uno sforzo di valorizzazione degli immobili di proprietà regionale».

La reazione dei vertici regionali fu immediata e  apparentemente positiva, riferita da Repubblica del 30 dicembre scorso: Aldo Reschigna, vicepresidente della Giunta, annunciò la revoca della procedura di sfratto, e Sergio Chiamparino, presidente della Giunta, fece sapere che avrebbe aperto un tavolo sull’Osservatorio (così si espresse per lo meno Repubblica) estendone l’attività al resto della Regione. L’ aveva chiesto Guariniello in quegli stessi giorni e richiede ora, evitando contenuti e toni polemici. Richiede perché del tavolo e di eventuali sedie non si sono viste nemmeno le figurine nel frattempo. La Regione non ha bloccato lo sfratto.  «Ci è stata offerta  una soluzione alternativa in uno stabile di corso Bolzano di proprietà di un altro ente pubblico – chiarisce il successore di Guariniello in procura, Vincenzo Pacileo – ma noi abbiamo  valutato la possibilità di avvicinare la struttura dell’Osservatorio ai nostri uffici e siamo soddisfatti dellla scelta organizzativa delle ex Nuove».

Resta un segnale politico grosso come l’attiguo grattacielo di Intesa Sanpaolo, perché a prendere la decisione di sfrattare l’Osservatorio, di tornare a parole sulla scelta e a far cadere il rilancio dell’iniziativa, approfittando del garbo dei magistrati, è stata un’amministrazione di centro-sinistra. Varrà la pena ricordare agli ignavi  e agli smemorati, oltre ai chi non era a conoscenza dell’attività dell’Osservatorio, di cosa si tratta:  in questi 24 anni, grazie al prezioso lavoro di pochi uomini e donne qualificati, si sono ricostruite  sinora le storie lavorative di 31.188 torinesi e degli altri centri di  competenza territoriale della procura torinese;  si  è dimostrata una stretta relazione fra quasi 19 mila casi di tumore  e un’esposizione nociva in fabbrica o in ufficio che ha consentito, con i conseguenti risarcimenti ai malati o ai familiari dei deceduti, di rendere giustizia alle vittime. La Procura va avanti ugualmente e la Regione quali scelte compie? […]

L’articolo continua sul numero cartaceo di Nuovasocietà in edicola 15 ottobre

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