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giovedì, 23 Maggio 2024

Dal vostro inviato (molto) speciale in Sala Rossa

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Dopo 23 anni di impegno politico ed istituzionale, di cui nove in Consiglio Comunale, lunedì pomeriggio sono ritornato per la prima volta in Sala Rossa con un ruolo inedito: “inviato” di Nuovasocietà.

Così ho potuto seguire i lavori dell’aula dalla postazione della tribuna stampa. Questo non tanto perché un’antica consuetudine consentiva agli ex consiglieri di accomodarsi nello spazio assegnato di norma ai giornalisti e uffici stampa, ma perché il direttore di Nuovasocietà, Diego Novelli, visto che da anni collaboro con la storica testata, mi ha fornito di lettera di accreditamento. Foglio che ho dovuto effettivamente esibire ad un imbarazzato corpo di guardia, che mi conosce da una vita e sa benissimo chi sono e che ruoli ho ricoperto in passato. Ma queste erano le disposizioni. Tra l’altro avevo anche un’autorizzazione verbale del mio amico Gabriele Ferraris a presentarmi come corrispondente del suo blog Gabosutorino: insomma avevo ottime e solide credenziali.

Ma veniamo alla cronaca. Molti i giornalisti (quelli che lo fanno di mestiere intendiamoci) presenti per la vicenda della mostra annunciata da molti mesi e da qualche giorno saltata (pare visto che la cosa non è affatto “Chiara”) del grande pittore impressionista Manet. Cronisti molto irritati nei giorni precedenti per le limitazioni imposte ai loro movimenti nel Palazzo e per essere stati accusati di passare il tempo “ad origliare”.

Le interpellanze non vengono più discusse al mattino ma prima del Consiglio. In verità non è una novità, visto che questo avveniva anche alla fine degli anni Novanta, ma una buona pratica perché consente a più consiglieri ed assessori di essere presenti. Peccato che una parte dei consiglieri di maggioranza in realtà non fosse in aula: erano impegnati a discutere con alcuni manifestanti che protestavano davanti al Comune (se hanno parlamentato e mediato con loro non hanno raggiunto un gran risultato, visto il pandemonio successivo).

Una cosa che mi ha colpito è la grande compostezza in Sala Rossa. Poca confusione, poco via vai, nessun chiacchiericcio, nessuno che si avvicina ai banchi dei giornalisti o della giunta, guardiani e controllori dappertutto. Anche questa una buona pratica. Peccato che l’impressione che se ne ricavi sia piuttosto di un luogo dove sia calata una pesante cappa che blocca qualsiasi forma di relazione tra Istituzione e organi d’informazione, tra Consiglio e Giunta, tra Giunta ed uffici.

Finalmente si arriva alle comunicazioni tanto attese. Interviene per la giunta Francesca Leon, quella che il mio amico Ferraris chiama “l’assessore alle fontane”, in questo caso smentito perché interviene proprio in qualità di assessore alla Cultura, anche se la delega agli eventi, (e la mostra su Manet lo è senza dubbio), sia in capo alla sindaca. In ogni caso Leon spiega il suo punto di vista che provo a riassumere così: le grandi mostre non hanno fatto da volano in questi anni al nostro sistema museale, solo il 18 % del pubblico del Jazz festival erano turisti (buttali via direi io, e in ogni caso non ci ha detto quanti erano invece i turisti visitatori delle mostre di Degas, Renoir e Monet dato questo sì pertinente con la discussione), la direttrice della Fondazione Musei non ci ha mai avvisato del rischio di perdere questa mostra (mentre parlava mi è venuta in mente non so perché una canzone di Gianna Nannini che faceva così “ti telefono o no, ti telefono o no io non cedo per prima”), non si può accettare un sistema per cui gli eventi arrivano solo in virtù delle buone relazioni del Sindaco (tradotto: adesso non ci fila più nessuno).

Dai banchi dell’opposizione fanno in tempo a controbattere i consiglieri Mimmo Carretta del Pd (un paio di dotte citazioni, visto che, ancorché parlando di cultura, fin lì il livello non era stato particolarmente elevato e un richiamo alla Giunta a spiegare una volta per tutte quale sia la propria proposta sulle politiche culturali della Città) e Fabrizio Ricca della Lega Nord («allora votate con noi una mozione di sfiducia alla Presidente di Torino Musei», quella per intenderci che da giugno aspetta di parlare con Sindaca e Assessora) che dalla tribuna del pubblico si leva una voce. Qualcuno vuole rappresentare le motivazioni dei manifestanti sulla difficile e pesante questione degli sfratti. Sono rimasto sorpreso da due elementi: giornalisti sotto stretto controllo di vigili e uffici stampa di Sindaca e Giunta, manifestanti che riescono ad interrompere il Consiglio e ad intervenire liberamente.

Il Presidente del Consiglio che sospende la seduta dopo pochi attimi senza prima richiamare il manifestante. Un presidente che si precipita in tribuna per provare a risolvere di persona personalmente il problema. Non fosse seria la questione verrebbero in mente un Pippo Baudo e un San Remo d’annata.

Ho approfittato della pausa forzata per ritornare ai miei impegni di lavoro. Una cosa è certa: tornerò presto a rivestire i panni dell’inviato (molto o abbastanza, fate voi) speciale. Non ci fosse da essere preoccupati delle sorti della Città, qui se ne vedono e se ne sentono delle belle.

Paolino inviato

paolinomichele

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