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domenica, 19 Maggio 2024

Cattolici, quando una rinnovata presenza politica?

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Al di là dei pronunciamenti ufficiali, della nostalgia e del qualunquismo di maniera, c’è una domanda che continua ad aleggiare nel dibattito politico e culturale del nostro paese: e cioè, i cattolici italiani esercitano, oggi, un ruolo politico? O meglio, nel pieno rispetto della laicità dell’azione politica e respingendo ogni forma di confessionalismo e di integralismo, c’è la sensazione crescente che i cattolici italiani – per cattolici intendo la cultura cattolico democratica e popolare – stentano a ritagliarsi un ruolo politico significativo nel dibattito pubblico italiano. E questo malgrado la recente elezione di un grande cattolico democratico al vertice dello Stato, Sergio Mattarella, e di una corposa schiera di ministri e di dirigenti al governo e nel principale partito italiano, il Partito democratico.
Certo, la stagione dell’unità politica dei cattolici è esaurita e ormai storicizzata. Come è del tutto singolare, se non anacronistico, che possano decollare “correnti identitarie” all’interno dei principali partiti. Nel caso specifico del Partito democratico. Non passa attraverso quello strumento la strada per riscoprire una cultura, quella del cattolicesimo democratico e popolare. Che, semmai, deve passare attraverso il coraggio di declinare nella concreta attivita’ politica ed amministrativa quei valori e quei principi che rimangono attuali e moderni anche nella stagione politica contemporanea.
Del resto, c’è un grande fermento – soprattutto grazie e dopo lo straordinario messaggio di Papa Francesco – nell’associazionismo cattolico di base, nel mondo del volontariato, della rete culturale e civica dell’area cattolica italiana. Un fermento e un dibattito che, prima o poi, chiederà di essere politicamente intercettato e rappresentato. E questo senza dar vita ad un partito politico e senza neanche ipotecare l’iniziativa politica e il progetto di un partito con correnti organizzate.
La cultura cattolica democratica e il popolarismo di ispirazione cristiana non possono continuare ad essere sacrificati sull’altare del leaderismo o di una maldestra concezione della modernità. Tocca ai cattolici democratici, concretamente, far sì che quella cultura non venga solo ricordata nei libri di storia o nella convegnistica che rievoca un passato più o meno remoto. E questo non per il bene di una cultura politica ma per la stessa qualità della democrazia italiana.

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