2.7 C
Torino
domenica, 25 Febbraio 2024

Caso Orlandi: il flauto di Emanuela non c’è più. E’ stato distrutto in Procura.

Più letti

Nuova Società - sponsor
Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Non si sono ancora placati gli echi dell’archiviazione del caso Orlandi da parte del Vaticano, una sorta di pietra tombale su questo mistero, che spunta un’altra notizia inquietante: il flauto di Emanuela Orlandi è stato distrutto nella Procura di Roma. La conferma è del fratello Pietro. La notizia è stata pubblicata dal gruppo “giornalismo investigativo” curato dal giornalista Fabrizio Peronaci.

Il flauto, prova regina di questo rapimento, avvenuto nel 1983, riconosciuto come autentico dai familiari della ragazza, è stato sezionato addirittura anni fa dopo gli esami per cercare tracce di dna.

Ufficialmente era stato dichiarato che le prove non erano sufficienti, quindi probabilmente non assenti del tutto.  “Del flauto me lo dissero subito – dichiara Pietro Orlandi – che per cercare di trovare tracce di dna fu completamente distrutto, sezionato in ogni parte per esami irripetibili”.

Strano che nessuno abbia sollevato la questione su un cold case di rilievo internazionale, mentre ci si è accalorati con le ossa delle tombe teutoniche che palesemente erano e si sono dimostrate una sorta di trappola per far uscire il Vaticano dal caso, dimostrando la sua formale massima disponibilità, dopo tanti sospetti e accuse. Sembra davvero assurdo che un flauto venga distrutto per trovare delle tracce di dna.

Anche alla luce dei progressi che la scienza ha fatto in questi anni su questa tipologia di ricerca in grado anche di  scoprire la dieta di  un dinosauro.

Il flauto, che aveva un numero di matricola (quindi una sua valenza probatoria oltre il dna), era stato fatto ritrovare dal fotografo Marco Fassoni Accetti nel 2013, avvolto in una copia ingiallita di un quotidiano romano del 1985 che, in prima pagina, pubblicava forse non casualmente, un’intervista al padre di Emanuela.

Le pagine ingiallite del giornale potevano far propendere per l’autenticità del ritrovamento. Accetti, sempre nel 2013, si autoaccusò della partecipazione al rapimento e fu l’autore di un memoriale sulla vicenda.

La sua testimonianza, oggetto delle lunghe indagini del procuratore aggiunto Capaldo, è stata poi di fatto ignorata. Un altro mistero nel mistero lungo la via dell’archiviazione e dell’oblio. Un’ennesima tegola sulla ricerca della verità. Questo dopo le non poche polemiche che avevano accompagnato la discussa archiviazione del caso nel 2016 da parte del procuratore Giuseppe Pignatone.

Insomma sparisce una traccia concreta sul rapimento. Un ulteriore enigma. Ma stavolta non si tratta di ipotesi ma di una prova tangibile che risultava a tutti gli effetti essere quel flauto che Emanuela aveva con sè il giorno del rapimento avvenuto dopo una lezione di musica a Sant’Apollinare. Per questo Il gruppo giornalismo investigativo, che ha lanciato l’indiscrezione, chiede lumi, a Piazzale Clodio. “Com’è possibile che una prova simile istituzionalmente archiviata possa sparire?”.

Insomma il cold case resta sempre aperto. L’unica cosa che non è possibile sapere sono le verità e le responsabilità su chi e come ha rapito e fatto sparire questa ragazza insieme alla, anch’essa quindicenne, Mirella Gregori.

Emblematico il commento di Fabrizio Peronaci: “Rende bene l’idea di come certe inchieste debbano a tutti costi finire in un vicolo cieco”.

Sull’archiviazione vaticana interviene anche Ali Agca, che ci ha comunicato: “Un’altra sceneggiata conclusa nel nulla. Il Vaticano non potrà mai rivelare la verità sul mistero Emanuela, che non si risolverà mai poiché la verità supera ogni logica umana essendo collegato con il mistero sovrumano di Fatima. Una storia di realtà intelligenti invisibili. Perciò Emanuela non si vedrà più pubblicamente”.

Fatima o meno dalla Procura di Roma si attendono delle risposte

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano