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giovedì, 13 Agosto 2020

Appendino vuole dimettersi, ma non ha il coraggio di farlo

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società, di cui è il direttore dal 2017.

Chiara Appendino non ha più intenzione di fare la sindaca. Non ci vuole una laurea in psicologia per comprendere che si è stancata di stare alla guida di Torino, ma non ha il coraggio di andarsene di sua spontanea volontà.

Cocciuta, preferisce non lasciare, ma mettere il proprio destino in mano della maggioranza. Forse proprio per restare fedele al suo mantra “non è colpa mia ma degli altri”.

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La prova della sua mancanza di coraggio sta nel comportamento degli ultimi giorni. Tutto qui. Ha fatto delle scelte senza confrontarsi con nessuno dei suoi. Non poteva non comprendere lo strappo politico che avrebbe portato cacciando e in quel modo il vicesindaco Guido Montanari.

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Già, perché Montanari era uno dei due assessori più vicini alla maggioranza. Lui e Alberto Unia. Montanari, da uomo di sinistra, ha spesso abbracciato idee dei grillini, appoggiando sempre la sindaca.

Cacciare lui significava rompere ulteriormente con la sinistra pentastellata interna alla maggioranza. Rompere con i consiglieri Damiano Carretto, Daniela Albano e Maura Paoli ad esempio. Elementi che in passato hanno messo i bastoni tra le ruote alla sindaca, su temi lontani dal Movimento, mantenendo una coerenza ideologica.

Il secondo strappo è con il resto della maggioranza. Già, quelli che non sono mai stati ribelli, ma che hanno sempre votato tutto quello che Appendino portava in Sala Rossa. Mandando giù bocconi amarissimi.

Stiamo parlando di Bilanci difficili, dove le scelte impopolari (leggi tagli, ad esempio) certo non mancavano. Come non mancavano decisioni passate grazie al voto mai negato alla sindaca anche quando di Movimento Cinque Stelle c’era ben poco. Nella retorica di cui è infarcito il discorso fatto in Sala Rossa “Torino viene prima: stop ai freni a mano” viene usata da Appendino spesso la parola torinesi, che, secondo la sindaca, verrebbero prima di tutto.

Ma è sicura cara Appendino che i torinesi siano ancora dalla sua parte? La voglia di cambiamento che li ha spinti a votarla al ballottaggio con Piero Fassino è stata tradita. Non lo si può negare.

Anche qui “per colpa degli altri” le scelte fatte sono state impopolari. Basti pensare alla nuova Ztl e al centro a pagamento: non sono solo i commercianti a non volere questo progetto. Ma anche qui Appendino è stata assente, disertando incontri e confronti.

Ci viene difficile pensare che nei giorni che ci dividono dalla prossima seduta del consiglio comunale, quando la maggioranza sarà messa alla prova dalla loro sindaca, come solitamente si fa con le minoranze, con il voto sulla delibera riguardante il motovelodromo, qualcosa cambierà tra Appendino e i suoi.

Dunque il rompete le righe potrebbe realmente concretizzarsi dopo tre anni di “al lupo, al lupo”.

E per Chiara Appendino potrebbe essere la fine di questo calvario.

 

foto di Alessia Spinapolice

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