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domenica, 19 Maggio 2024

Stage truffa, promoter sottopagati e piramidi multilevel

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

“Cinque euro all’ora e se non vendi e non fai gli appuntamenti il titolare t’insulta”.   E’ una delle tante testimonianze di donne di ogni età che, spesso in grande difficoltà, accettano di lavorare come promoter commerciale per operatori e agenzie che inondano il web di offerte.  

Premesso che non tutti gli operatori si comportano in questo modo. I “corretti” assicurano retribuzioni medie di 50 euro al giorno per promuovere cioccolatini, bevande, biscotti nei supermercati (anche la domenica), con un rimborso parziale per la benzina. Purtroppo, oltre a questi soggetti, vi è una giungla di operatori e agenzie senza scrupoli che, oltre a sfruttare i lavoratori, adottano sistemi vessatori per la dignità umana, tra continui controlli, pressioni e ingiurie. 

Si parla di un’attività in cui è ordinario un tourbillon di spostamenti per raggiungere strutture commerciali anche molto distanti. I furbetti del settore non pongono limiti alle loro logiche di profitto. “Mi davano un rimborso   di   tre euro di benzina per fare 90 km, ovvero dal canavese a Casale, e, a volte, se non vendevo non mi riconoscevano nulla e venivo pure pesantemente offesa” è la testimonianza di Simona, (nome di fantasia), una donna canavesana di 43 anni. “Ero disperata e non sapevo che pesci pigliare, così ho risposto e accettato ad un annuncio trovato sul web. Un’offerta su appositi siti che avevano centinaia di adesioni”. E aggiunge: “Ho lavorato due mesi con loro, poi non ce la facevo più e ho mollato. Chi non riusciva a vendere veniva umiliata con epiteti come cicciona, incapace, marocchina di m., mentre ti sollecitavano ad essere truccata, ben vestita, gentile, sorridente, controllando ogni sosta in modo ossessivo.  Insensibili ad ogni evenienza personale, ovvero dei tuoi problemi non gli importava nulla”.   

Insomma se non hai fatto vendite, per alcuni operatori senza scrupoli, (in cui si distingue il settore depuratori d’acqua e vendite di apparecchi per la pulizia della casa e molto altro), oltre a pesanti epiteti e urla, si rischia pure di non veder riconosciuta quella miseria di rimborsi prefissati.

Spesso la decantata formazione, operata da questi soggetti, si riduce ad un’esaltazione del venditore in pieno stile multilevel. Non una formazione che riguardi gli aspetti psicologici della vendita attraverso consigli da parte di esperti. Spesso il tutto si riduce ad un inno alla realizzazione personale, al sogno di una ricchezza difficile da raggiungere, promuovendo depuratori da 2000 euro più manutenzione, con un margine di una manciata di euro di ricavi.

Un ulteriore lato negativo riguarda il fatto che, pressato a vendere ad ogni costo, (più per difesa della dignità che dell’esiguo rimborso), l’operatore, quasi sempre già in difficoltà di sé, finisce per mettere nei guai zie, amici e parenti.  Soggetti che restano vincolati a pagare rate, dopo aver fatto un acquisto inutile, solo per fare un piacere ad una persona cara in difficoltà.

Non si tratta di casi isolati ma di sistemi di vendita attraverso reti con sedi in tutta Italia. 

Un altro capitolo di questo cahier de doleance riguarda il fenomeno delle assunzioni via stage-truffa. Il principio è nobile: aiutare i giovani nelle loro esperienze formative professionali.  Di fatto il sistema si trasforma in una vantaggiosa ed elastica modalità per sostituire e precarizzare, anche ruoli di fatto qualificati, (vedi nell’assistenza informatica e in diversi altri settori), in un contesto assolutamente sottopagato, per quelli che in realtà sono ordinari posti di lavoro. 

In molte di queste realtà spesso non viene di fatto sviluppato alcun programma di reale formazione, fattore base dello stage.  Si arriva così a proporre 600 euro per un full time mensile.   Ovvero meno di quattro euro all’ora, con la quasi certezza di essere sbattuti fuori dopo il periodo stabilito di alcuni mesi, mentre l’eventuale retribuzione viene fatta rientrare nei rimborsi spesa (o premio mensile forfettario).  Insomma i tirocini formativi, in genere rivolti a lavori manuali stagionali (che possono consentire un contributo statale) finiscono per essere un comodo escamotage per evitare assunzioni, assicurandosi in totale flessibilità, le prestazioni ordinarie di un lavoratore nei fatti con minor tutele.  Il lavoratore stagista, che ha margini contrattuali ridotti al lumicino, è così facile vittima di soprusi e spesso, finito il periodo stabilito, vede chiudersi le porte del lavoro dove si è “formato”, per aprire la giostra a nuovi stagisti-lavoratori pronti a impegnarsi per pochi euro all’ora.

Tra i tanti soggetti, che si distinguono in questo tipo di occupazione da sfruttamento e per gestioni allegre e truffaldine, ultimamente si  sono anche alcuni centri dentistici (un settore a sempre più elevata concorrenza) che, contro ogni deontologia professionale rispetto ai dentisti seri, attraverso una sorta di caporalato 2. 0, cercano tra i disoccupati adepti per incastrare clienti non per cure dentali ma per becero commercio di protesi prodotte in Oriente o nel terzo mondo, ad un valore fuori mercato, con annessi indebitamenti presso finanziarie. Fenomeni di precarizzazione che si vanno estendendo a vari servizi legati a quel comparto socio assistenziale che rappresenta il grande business del futuro. 

Insomma una triste realtà che tocca migliaia le persone di ogni età che finiscono quotidianamente in questi autentici gironi di sfruttamento legalizzato e di truffa.

Un contesto esaltato dal fenomeno delle delocalizzazioni che ha portato da decenni le grandi società ad esternare sempre più comparti lavorativi, anche verso soggetti senza scrupoli nel fare profitti alle spalle dei lavoratori, mantenendo solo quello che viene definito core business, con tanto di manager paperoni superpagati che spesso, se le cose vanno male, passano ad un’altra company senza problemi.  Questo nel Paese in cui si continua a dire che la gente non vuol lavorare. 

La favola della piramide multilevel miete ancora vittime. 

Fino qui siamo stati in situazioni ancora contrattualizzate. Vi è poi vi è tutto il discorso su quei soggetti che, cambiando sigla, continuano con i giochini delle vendite piramidali e del multilevel marketing (Catene di S. Antonio illegali (legge n. 173 del 2005), che si ripropongono (anche sul web), mimetizzati con sottili escamotage, e che di fatto sono rimaste funzionanti. Delle situazioni in cui non importa cosa vendi, (viaggi, aspirapolveri, depuratori, pentole), l’importante è far entrare continuamente soldi da nuovi malcapitati nel business. Qui infatti per lavorare devi versare subito denaro e non poco, tra pressioni esaltazioni e condizionamenti di ogni tipo, per salire nella classifica piramidale.  A tanti è capitato di ricevere questo tipo d’invito da un’amica, un conoscente: “Basta sofferenze e lamentele, domani sera puntuale, vestiti bene per il meeting e vedrai che la tua vita cambierà con guadagni stratosferici. Ti realizzerai come imprenditore di te stesso. Si aprirà una nuova dimensione in cui potrai permetterti qualunque sfizio”. Dopo qualche tempo, a seguito delle torture psicologiche frutto di estenuanti riunioni, fisserai tutti (colleghi, amici, vecchi compagni di scuola, parenti, portinai, esercenti) guardandoli non come esseri umani ma come potenziali clienti di quel business di cui fai parte e che ti coinvolge sempre di più, fino a che il gioco dura.

 Ovvero con i “maestri” ai primi livelli, quelli che guadagnano sul serio, e gli altri che corrono e sperano. Infatti i guadagni derivano, più che dalle vendite dei prodotti, dalle pesanti quote di ingresso dei nuovi soci. Questo fino a quando, ineluttabilmente, qualcuno dei vertici sparisce e il gioco finisce, lasciando contenziosi e rate da pagare anche a persone a noi care. Infatti queste realtà non durano molto ma si ripresentano, spesso con gli stessi protagonisti, attraverso nuovi loghi e nuove promesse.  Si può fare ancora qualcosa per annullare queste palesi truffe legalizzate di cui sono spesso vittime persone in difficoltà che vogliono lavorare e non sognare complici di sistemi truffaldini?  

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