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domenica, 26 Giugno 2022

Spese per la campagna elettorale, quando bilanci e trasparenza non vanno di pari passo

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

Il Fatto Quotidiano in un articolo pubblicato ieri, 22 settembre, ha messo in evidenza le spese elettorali dei candidati sindaci di alcune delle grandi Città che andranno al voto il 3 e 4 ottobre prossimo.

Secondo il Fatto, a Torino il candidato di centrosinistra Stefano Lo Russo avrebbe in programma una spesa di circa 543.000,00, il budget messo “a bilancio” dal candidato di centrodestra Paolo Damilano ammonterebbe invece a 393.000,00. Una differenza tra i due, dunque, di 150.000,00.

E’ interessante, però, andare ad analizzare alcuni aspetti.

Innanzitutto il bilancio preventivo di spesa delle singole Liste e dei candidati è visionabile da chiunque sul sito dell’albo pretorio del Comune di Torino http://www.comune.torino.it/cgi-bin/albopretorio/index.cgi?c=18

E’ bene sottolineare, come le spese attualmente pubblicate, siano quelle dichiarate dai Partiti come “preventive” (e dunque ipotetiche). La Legge, infatti, prevede che il bilancio consuntivo vada prodotto entro tre mesi dalle elezioni, quando si potrà davvero fare il conte delle spese elettorali effettivamente sostenute. Che però non possono sforare quelle ipotizzate: ovvero sia le liste, che i candidati, all’atto di formalizzazione della candidatura si intendono “obbligati” all’interno del range dichiarato nel preventivo.

Ora, se si analizzano bene i verbali pubblicati in albo pretorio, salta all’occhio che, ad esempio, i 145.000,00 di spesa preventivati dal Partito Democratico siano comprensivi del tetto di 60.000,00 preventivati come spese dei singoli candidati. Infatti, all’atto di presentazione delle candidature, le Liste e i Partiti dovrebbero produrre il Bilancio preventivo delle spese delle Liste, dei candidati e del candidato Sindaco al quale queste si collegano. Sarebbe dunque più corretto affermare, che il PD non preventivi di spendere 145.000,00, ma 85.000,00. 

Se si scorrono i bilanci preventivi delle Liste collegate al candidato di centrosinistra, così come per la candidata del M5S Valentina Sganga, si nota che oltre ai propri preventivi, le liste allegano, giustamente, anche le spese preventivate dal candidato Sindaco.

Se si scorrono invece i bilanci preventivi delle Liste collegate al candidato Sindaco di centrodestra, si nota che ognuna di esse presenta il proprio bilancio, ma in nessun caso è dato sapere quali siano e a quanto ammontino le spese preventivate dal candidato Sindaco. Cosa è dunque successo? Come mai in Albo Pretorio non si trova questo documento?

Un altro aspetto, non banale, è che la Legge prevede la rendicontazione delle spese sostenute “durante la campagna elettorale”, ove per questo periodo si intendono i 45 giorni antecedenti al voto.

Se un candidato ha dunque iniziato la sua campagna molto prima, quelle spese non dovranno essere rendicontate. Paradossalmente, dunque, chi inizia con largo anticipo la campagna elettorale, ipoteticamente spendendo più degli altri, in rendicontazione passa per quello che ha speso di meno, per lo stesso fine.

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