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domenica, 9 Maggio 2021

Scontri a Roma per manifestazione ultras, 9 misure cautelari. “Strategia contro organi di stampa”

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Redazione
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Questa mattina la Digos di Roma hanno eseguito 9 misure cautelari (8 obblighi di firma e un obbligo di dimora) a carico di esponenti delle tifoserie ultras italiane e militanti dei movimenti della destra radicale per i disordini avvenuti lo scorso 6 giugno a Circo Massimo, durante una manifestazione contro le misure anti-Covid imposte dal governo organizzata dal movimento “Ragazzi d’Italia”.

Quel giorno circa un centinaio di persone lanciarono bombe carta, pietre e bottiglie, contro i giornalisti, cameramen e forze di polizia. Ad essere colpiti dalle misure cautelari di oggi personaggi di spicco del mondo ultras laziale, bresciano, napoletano ed emiliano che sono stati segnalati anche per essere sottoposti a Daspo.

Gli incidenti si sono verificati a via dei Cerchi prima che la manifestazione avesse inizio, con il pretesto di allontanare gli operatori dell’informazione che stavano intervistando un partecipante all’iniziativa. Al grido di “giornalista terrorista” gli ultras e militanti di estrema destra, molti dei quali irriconoscibili in quanto incappucciati o con passamontagna, hanno improvvisamente assaltato polizia e carabinieri aprendosi il varco con il lancio di fumogeni e torce. 10 poliziotti sono stati feriti ed un videomaker è stato colpito alla testa con l’asta di una bandiera. Alla fine della manifestazione due sono stati arrestati, uno appartenente ai gruppi ultras romanisti ed uno ai gruppi ultras laziali. Le successive indagini, svolte dalla Digos e coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno consentito di ricostruire compiutamente l’accaduto. Attraverso una complessa attività di analisi di filmati girati nel corso dei tafferugli, con l’ausilio della polizia scientifica, sono stati identificati alcuni dei protagonisti delle violenze registrate. 

Una precisa strategia caratterizzata da comportamenti aggressivi e violenti orientati contro le forze dell’ordine e gli organi di stampa”. E’ quanto scrive il gip di Roma, Ezio Damizia, nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di nove persone raggiunte da misure cautelari per gli scontri avvenuti al Circo Massimo il 6 giugno del 2020. L’indagine è stata condotta dai pm di piazzale Clodio, coordinati dal procuratore Michele Prestipino. “Le condotte violente – è detto nel provvedimento di una trentina di pagine – si sono innestate nel contesto di una manifestazione già autorizzata e l’inizio degli scontri può ravvisarsi nel tentativo di alcuni giornalisti di intervistare un manifestante, presumibilmente al fine di evitare che questi rilasciasse dichiarazioni senza l’autorizzazione dei promotori”. Per il giudice è “evidente che gli scontri avvenivano in ragione della pervicace ed insistita volontà dei manifestanti di realizzare azioni di violenza preordinata tanto contro le forze dell’ordine quanto contro i rappresentanti degli organi di stampa, ‘colpevoli’, questi ultimi, di aver mostrato interesse verso una manifestazione che può definirsi ‘anomala’ poiché manifestazione politica promossa e partecipata da esponenti delle tifoserie nazionali notoriamente divise da questioni territoriali e, sovente anche da opposte ideologie politiche”. La manifestazione “organizzata e pubblicizzata con l’intento di esprimere un dissenso verso i provvedimenti del governo è diventata invece il pretesto per porre in essere studiate e programmate azioni di guerriglia urbana che hanno avuto come bersaglio i giornalisti e le forze dell’ordine”. Le modalità degli scontri “appaiono particolarmente violente anche in ragione del numero degli operanti che hanno riportato lesioni nonché in considerazione della tipologia di lesioni riportate”, conclude il gip. 

Nel provvedimento il gip scrive, inoltre, che “l’idea della manifestazione è nata, negli ambienti ultras bresciani vicini alla destra radicale, come forma di protesta verso i provvedimenti adottati dal governo per contrastare il diffondersi della pandemia da Covid 19 ed ha trovato immediatamente un’ampia condivisione da parte di numerosi altri gruppi”. Tra i partecipanti sono “stati riconosciuti esponenti dei gruppi ultras di Brescia, Napoli, Bologna, Ascoli Piceno, Cesena, Verona e Lazio, nonché i rappresentanti dei movimenti politici della destra radicale”. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori “un gruppo di circa 200 persone- scrive Damizia – molte delle quali travisate, dopo aver spintonato e lanciato bottiglie di vetro contro i reporter, ha indirizzato l’azione violenta nei confronti delle forze dell’ordine presenti in via dei Cerchi facendole oggetto del lancio di numerosi petardi, fumogeni e corpi contundenti, secondo tecniche di guerriglia ‘da stadio’, con una perfetta divisione dei compiti e una simultanea realizzazione di più azioni violente”.

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