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venerdì, 24 Maggio 2024

Olimpiadi a Torino possibili se l'entusiasmo è comune

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Scritto da Mauro Laus
Sull’ipotesi Torino 2026, a oggi, abbiamo una lettera al Coni a firma della sindaca Appendino, nella quale non si entra nel merito della candidatura ma si parla di manifestazione d’interesse della città, così pare richieda la procedura tecnica, e una bocciatura dei pentastellati alla mozione pro-giochi presentata dal Partito Democratico in Consiglio comunale.
Io, come tutti i rappresentanti del Partito Democratico, consapevoli del successo passato, nato da un sentire comune di tutte le forze politiche e dei cittadini, ribadisco fortemente la volontà di incoraggiare il ritorno delle Olimpiadi 2026 a Torino. Certamente sarà determinante il progetto, le relazioni che Torino saprà mettere in atto, ma tutto deve partire da un “idem sentire”, da un’energia e un entusiasmo comune che coinvolga commercianti, amministratori, addetti ai lavori, volontari, gente comune. Di questo deve farsi garante e promotore la politica.
La città di Torino, su questo, è inciampata. Mi piace pensare che i Cinque Stelle possano cambiare presto idea perché nella costruzione di un grande evento sarebbe bene non ci fossero divisioni. Quello che deve invece percepirsi è la voglia di unità e condivisione del progetto. Abbiamo la fortuna di vantare la grande esperienza del 2006, un’esperienza rispetto alla quale possiamo dare direttive su cosa si possa o meno perfezionare. La competitività, data dal fatto che la nostra regione già possiede gran parte delle strutture, è un fattore importante che dobbiamo giocarci.
Nel 2006 Torino cambiò volto e quando si è alzò il sipario sui Giochi si è vista per la prima volta questa importante trasformazione. Le Olimpiadi ci avevano costretto a pensare in grande, e cosi è stato grazie a un gioco di squadra tra le istituzioni, le fondazioni bancarie, le università e gli attori economici, sociali e culturali difficile da trovare in altre città italiane. Torino e tutta l’area metropolitana hanno tratto una spinta da quelle Olimpiadi che ha accelerato ulteriormente la voglia di rinnovamento. Da quel momento in poi Torino non si è più fermata…fino ad oggi.
Chi, oggi, ostacola tutto questo o prova, con tentennamenti e errori, a frenare questa corsa, deve assumersene la responsabilità davanti ai cittadini, ai commercianti, a tutte le categorie di professionisti che attendono di ritrovare la stessa euforia di allora, un’euforia a cui occorre però una classe dirigente e politica in grado di fare sistema, di pensare una città globale e soprattutto in grado di capire che i benefici di tutto questo ricadrebbero davvero su tutti.

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