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mercoledì, 28 Settembre 2022

Non tutti i polli amano la techno, anche se allevati a terra

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Un tempo si diceva “vai a letto come le galline”. Oggi non è più così. 

C’è chi per far crescere in fretta i polli li costringe a star svegli anche con la musica techno. Forse per risparmiare dal consolidato metodo delle lampade sempre accese sui poveri pennuti.

Si tratta di polli allevati “a terra”, come riportano tante confezioni di uova. Certo meglio che in una gabbia dove non possono nemmeno aprire le ali. 

Purtroppo in questi “spazi aperti” gli animali sono talmente concentrati che riescono a stento a girarsi. Dei luoghi maleodoranti in cui spesso il mangime viene versato per terra e quindi si mescola con gli escrementi.  Condizioni che necessitano il supporto di abbondanti dosi di antibiotici. Il tutto per avere un pollo vendibile nel minor tempo possibile al minor costo. Quello che poi consente di acquistare un pollo con pochi euro nei supermercati.  Il risultato è un prodotto che si cucina in fretta anzi si sfalda perché questi poveri animali non hanno modo di sviluppare le loro strutture muscolari nella loro breve vita. 

Tutto regolare e sostenibile ovviamente. In questi capannoni l’attività viene anche coordinata per via telematica per regolamentare la temperatura giusta per la schiusa delle uova e per altre operazioni con il massimo del risparmio. Purtroppo il pc ha bisogno di un supporto umano per rendere operative le sue indicazioni.  Spesso questo sistema richiede la presenza di pericolosi lavoratori clandestini (in gran parte dei paesi dell’Est) che, per pochi euro, lavorano praticamente 24 ore su 24, controllando la gestione dei polli. Ma qui nemmeno la tecnologia è d’aiuto per un lavoro umanamente accettabile. Naturalmente oltre ai ritmi di lavoro in questo capannone non potrebbero resistere molto coloro che non amano il genere musicale che a quanto pare è molto hard e non riguarda la tech house decisamente più agreable.

 “Le testimonianze riguardano dei capannoni dell’astigiano ma il fenomeno è purtroppo nazionale e rientra  nella drammatica realtà degli allevamenti intensivi” ci dichiara Ketty Increta del direttivo regionale di Europa Verde – e aggiunge – “Noi non siamo contrari agli allevamenti ma denunciamo  quelli  intensivi che ignorano il benessere animale e danneggiano la salute e l’ambiente. In ogni caso ridurre il consumo di carne è importante per dare una mano al pianeta”.

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