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sabato, 25 Maggio 2024

La donna nella Chiesa dalla Creazione a Francesco (I)

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di Vittorino Merinas

Un titolo che può indurre il lettore a passare oltre, giacché il solo pensiero della distanza tra i due poli indicati fa venire il capogiro. Lo conforti, però, l’assicurazione che si tratterà di annotazioni relativamente veloci, di una scaletta dei passaggi più significativi della vicenda della donna nel filone religioso ebraico-cristiano, della sua lotta millenaria ed in solitudine per giungere a dire al maschio: “Ci sono anch’io!”

Chi non ha famigliarità con la bibbia ignora che in essa ci sono tre narrazioni della creazione dell’essere umano. La prima è così concisa da non lasciare vie di fuga o possibilità di fraintendimenti: “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò”. La seconda è posta in relazione alla necessità che qualcuno si prenda cura del creato e per questo “il Signore Dio plasmò l’uomo con la polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita. Così l’uomo divenne un essere vivente”. Evidentemente qui con “uomo” s’intende il maschio giacché per la donna occorrerà un terzo intervento del Creatore, motivato dalla constatazione della solitudine in cui s’aggira nel Creato il maschio. “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto degno di lui”. Allora Dio plasmò dal suolo tutti gli animali della campagna e tutti gli uccelli del cielo e l’uomo dette loro il nome. Constatato , però, che “per l’uomo non fu trovato un aiuto che fosse degno di lui, allora il Signore Dio fece cadere un sonno profondo sull’uomo che si addormentò, poi gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio dalla costola che aveva tolto all’uomo formò una donna, poi la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: ‘Questa volta è osso delle mie ossa e carne della mia carne! Sarà chiamata isshah (donna) perché da ish (uomo) è stata tratta’”.

Un groviglio di sacre narrazioni da tener presente per capire la posizione della donna nella cultura ebraica elaboratasi sulla base del mito della donna costola ed aiuto di Adamo, obliterando del tutto la parità originaria di genere di tutta evidenza nella prima narrazione. Cultura e correlate pratiche poi sostanzialmente accolte dal cristianesimo senza avvertire che esse trovavano spiegazione nel solo mito della donna costola ed aiuto del maschio, avendo di fatto depennato quello che definiva l’essere umano come dualità, non dualismo, di generi, entrambi uguali per natura e per partecipazione all’immagine di Dio.

Un processo di subordinazione della donna che giunse ad integrare nel concetto di aiuto quello di dipendenza, anche grazie all’inattesa spinta in tal senso favorita dal Signore Iddio che colpì la donna, per aver ceduto alle lusinghe del serpente cogliendo il frutto dell’albero proibito, con una condanna estrema: “Moltiplicherò le tue sofferenze e gravidanze, sentenziò il Signore; con doglie dovrai partorire figlioli. Verso tuo marito ti spingerà la tua passione, ma egli vorrà dominare su di te”.

Così scese il sipario sul primo atto della storia sacro-umana, con la donna protagonista negativa per aver introdotto, disobbedendo al comando di Dio, il peccato nel mondo ed indotto ad esso il suo compagno. Dietro il sipario il paradiso perduto, di fronte l’ignoto che la coppia dovrà affrontare, resa fragile dal peccato e dalla propensione ad esso che non solo l’accompagnerà come un’inespiabile condanna, ma si trasmetterà di generazione in generazione all’incolpevole sua progenie. Un cammino nell’ignoto che la donna percorrerà ormai marchiata come essere astuto, seduttore, mendace ed ingannevole da cui il maschio dovrà difendersi tenendola soggiogata.

Proseguendo la lettura del Vecchio Testamento, la parte dedicata ai patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe, offre un grandioso quadro di come il già avviato dualismo uomo-donna si affermi definitivamente. Sono pagine definibili come la saga del maschio, tanto sono ricche di celebrazione dei tre capostipiti del popolo ebraico, che trascorrono i loro giorni in continua e diretta comunicazione con Dio il quale prospetta loro grandi e gloriose discendenze. “Farò di te una grande nazione e ti benedirò e farò grande il tuo nome… Renderò la tua discendenza come la polvere della terra”, promette il Signore al prescelto Abramo, a cui chiede di lasciare Ur dei Caldei per dirigersi verso Canaan, la terra che ha destinato a lui ed ai suoi discendenti. Una descrizione trionfalistica del maschio nei cui confronti la donna scomparirebbe se non avesse il compito di servirlo e dare l’avvio, come legale sua sposa, alla innumerabile progenie promessa o, fosse essa infertile, offrendogli una sua schiava del cui figlio essa si approprierà. Famiglie allargate e complesse nelle quali il maschio signoreggia su tutto, anche sulle donne, senza distinzione tra mogli, serve o schiave, sempre a lui disponibili grazie a quell’attrazione punitiva cui Dio le ha condannate. (1, Continua)

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