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domenica, 23 Giugno 2024

Il mistero della materia oscura a una svolta? 

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Impalpabile, apparentemente debole eppure è ovunque. Parliamo di quel fattore chiave senza il quale l’universo non esisterebbe: la materia oscura (insieme all’energia oscura).
Si susseguono da tempo ipotesi e continue presunte svolte ma la materia oscura resta ancora un mistero. Tuttavia  qualcosa si sta riscontrando tra tonnellate di xeno liquido per rilevare finalmente queste impalpabili particelle che attraversano continuamente la materia e anche i nostri corpi senza determinare alcuna interazione. 
Un breve cenno storici ci dice che nel 1933 fu l’astronomo svizzero Fritz Zwichy  il primo ipotizzarne l’esistenza, mentre negli anni 60 è stata l’astronoma statunitense Vera Cooper Rubin , insieme a Kent Ford, che, studiando la  galassia di Andromeda, rilevò come il collante, alla base degli assetti regolari dei suoi  moti,  potesse essere la massiccia presenza di materia invisibile. Un quadro poi confermato da numerosi ricercatori impegnati su quello che permane un grande mistero per la scienza. 

La materia oscura costituisce circa l’83% dell’universo, ma è una realtà che non interagisce con la materia convenzionale e quindi viene definita invisibile. In realtà la sua presenza è manifesta per effetti come “le lenti gravitazionali” (in grado di alterare il percorso della luce e lo spaziotempo che si riscontra nell’osservazione di lontane galassie), e come elemento collegabile al mistero della continua espansione dell’universo.
Molti interrogativi restano aperti su come e quando si sia formata e come reagisca in relazione all’antimateria (antiprotone) e a varie componenti come i raggi cosmici che si ipotizza possano “trasportare” tracce di materia invisibile.
 Gli esperimenti effettuati non hanno ancora dato risposte certe su questa componente volatile leggera ma fondamentale per l’universo che permane un grande enigma. Insomma stiamo ancora cercando di capire  logiche e dinamiche di questo vento di particelle che  attraversa ogni cosa in ogni istante senza lasciare la minima traccia.   
L’ultima novità in tal senso è  il sistema Lux Zepplin, definito come il più grande rilevatore di materia oscura del mondo presso la Sanford Underground Research Facility nel Sud Dakota.   Vi è infatti la concreta possibilità che questo rilevatore, caratterizzato da una vasca di titanio, contenente dieci tonnellate di xeno liquido, collocato sotto un km e mezzo di roccia, (per bloccare ogni contatto con la radiazione cosmica), sia in grado di rilevare l’interazione con le particelle deboli, dette WIMP (Weakly Interacting Massive Particle) che costituiscono la materia oscura. Questo atteso contatto provocherebbe un micro lampo di luce, con un rilascio di elettroni che, uscendo dal liquido, verrebbero ulteriormente accelerati producendo un nuovo lampo di luce che dimostrerebbe l’effettiva interazione con la misteriosa materia.   

La rilevazione, ancora sperimentale, risulta quanto mai complessa per la necessità di isolare le rare interazioni con particelle di materia oscura da quelle originate da una miriade di fattori che caratterizzano e affollano il microcosmo della materia. In ogni caso gli sviluppi attesi offrono concrete possibilità di un definitivo riscontro del passaggio di particelle materia oscura, attraverso questo complesso sistema di rilevazione che continua la sua ricerca. Per ora si cerca di rilevarla prima di comprendere cosa caratterizzi questa che di fatto rappresenta un’altra dimensione.

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