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lunedì, 20 Maggio 2024

Da un pipistrello del wet market o dal laboratorio di Wuhan. Com’è nato il Covid-19?

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Ali di pipistrello. Coda di lucertola o meglio di pangolino. Non è la pozione magica di Maga Magò. Ma l’interrogativo resta ancora aperto: Da dove è uscito fuori questo Covid-19 che, dopo aver messo in crisi Cina, Europa, America, ora sta manifestando i suoi letali effetti in Africa?

Forse la risposta potrebbe risiedere in uno strano mix alla base del contagio avvenuto nel laboratorio di Wuhan a seguito non di un esperimento ma di un contatto con il sangue infetto tra un pipistrello e un ricercatore. Un incidente nel laboratorio secondo quelle logiche che hanno fatto puntare il dito contro il wet market di Wuhan, ritenuto dai nostri esperti come l’ipotesi più plausibile.

Infatti per Roberto Burioni, la star dei virologi del momento, il discorso è chiuso: “tutta colpa del pipistrello, il virus è al 100% naturale e chi parla di laboratorio dice solo scemenze”. Quindi ipotesi del virus naturale ma sviluppato e trasmesso all’uomo casualmente dentro il laboratorio di Wuhan potrebbe essere una ipotesi possibile.

Ma la polemica non scema i dubbi. Anche perché senza finire alla Casa Bianca già in Italia i contrasti tra epidemiologi, medici ed esperti a vario titolo sono all’ordine del giorno con toni degni del migliore Sgarbi.

Ricordiamo che alle origini dal caso vi furono interpretazioni, che, in odore di complottismo, avevano sollevato sospetti su atleti militari statunitensi che, poco prima che l’epidemia esplodesse in Cina, si erano recati proprio a Wuhan per dei giochi militari internazionali.

Deliri e fake che parlavano di una possibile guerra batteriologica strisciante in corso, anche se nascosta, per colpire il colosso cinese (che è poi quello che detiene il debito pubblico americano sottoscrivendo una valanga delle sue emissioni e che rappresenta la “fabbrica del mondo”).

Intanto la tesi dell’incidente di un laboratorio cinese, all’origine della pandemia, ribadita da Trump in ogni occasione, affiancando sempre al termine virus quello di cinese.

Un’ipotesi tutt’altro che surreale in quanto c’è da chiedersi: come mai nella vasta Cina, in cui mangiano ovunque pipistrelli, (e anche purtroppo cani, bruciacchiati spesso ancora vivi), questo virus sia esploso guarda caso proprio nella megalopoli di Wuhan dove risiede il più importante laboratorio batteriologico militare che stava proprio occupandosi da tempo di coronavirus con esperimenti sui pipistrelli?

In tal senso a gennaio il direttore di Tg 24 Paolo Liguori aveva riferito, sulla base di sue fonti, dell’esistenza di due tecnici cinesi che sarebbero responsabili della “distrazione”, uno dei quali si sarebbe trasferito a Taiwan confermando la tesi dell’incidente di laboratorio.

Alcuni media americani hanno ricordato le gravi carenze presenti nel laboratorio di Wuhan sotto l’aspetto della sicurezza, proprio in quel  settore in cui si effettuano le sperimentazioni sui pipistrelli. Mancanze riscontrate nel 2018, nel corso di alcune visite a seguito di uno scambio diplomatico.

Anche giornali come il Washington Post e altri media hanno ribadito in questi giorni la validità dell’ipotesi che il virus all’origine della pandemia, responsabile nel mondo di restrizioni verso 2,6 miliardi di persone, sia nato e si sia diffuso a seguito di un incidente avvenuto nel laboratorio cinese. Un tremendo imprevisto, non legato ad alcuna logica di guerra batteriologica, ma che invece rientra in quella continua competizione in corso con i ricercatori russi e americani.

Un’ipotesi che anche le barbe finte delle potenze occidentali ritendono verosimile rispetto a quelle che il virus si sia diffuso da un mercato.

Certo non vi è ancora una parola definitiva sull’origine di un virus che continua a mietere vittime nel mondo in attesa di un vaccino o di un miracoloso suo annichilimento.

Oggi la pista del centro ricerche batteriologiche di Wuhan viene ritenuta degna di attenzione in Europa. In Francia Macron e il ministro degli esteri britannico Dominic Raab hanno manifestato seri dubbi su quanto finora emerso dalle fonti cinesi. Insomma sono ancora troppi gli interrogativi senza risposta sull’origine della pandemia.

Dopo tutto dopo le armi di distruzione di massa in Iraq e certe linee guida del sistema cinese non c’è molto da sperare puntando solo su certe prese di posizione ufficiali per scoprire la verità sull’origine del Covid-19.

Chi critica la versione della autorità cinesi, che insistono sul virus manifestatori nel wet market di Wuhan, fa presente come stranamente il primo paziente cinese affetto da coronavirus, riscontrato il primo dicembre 2019, non avesse mai avuto alcun contatto con quel mercato.

Resta comunque alta la tensione tra l’amministrazione Trump e Pechino. Il presidente statunitense non perde occasione per accusare Pechino ricordandogli ritardi con cui ha reagito e comunicato l’esplodere della pandemia. L’attacco ha pure riguardato l’Organizzazione Mondiale della Sanità a cui il tycoon ha sospeso l’elargizione di fondi, accusandola di essere di orientamento troppo sinocentrico.

“Se hanno mentito reagiremo” ha minacciato Donald Trump, mentre dal centro ricerche virologico di Wuhan, si esclude categoricamente che il virus sia partito da un laboratorio, precisando come nessuno dei loro ricercatori risulti infettato, e assicurando di aver mantenuto la massima trasparenza scambiando tutte le informazioni con l’Oms fin da gennaio.

Per gli scienziati cinesi il virus sarebbe passato da un animale agli umani proprio in quel wet market dove si macellano sui banchi le povere bestiole in modi barbari e in condizioni igieniche deprecabili. Luoghi in cui non è certo impossibile che il sangue del pipistrello possa finire sulla ferita del commerciante.

E se avesse ragione Burioni, ovvero virus naturale al 100% con la variante che il contatto tra animale e uomo fosse avvenuto proprio nel laboratorio infettando un ricercatore.

E’ un ipotesi. Intanto si deve fare i conti con una realtà che oggi vede la Cina in totale ripresa economica, pronta a invadere il mondo con i suoi prodotti, mentre il resto di gran parte dell’Europa e degli Stati Uniti è ancora alle prese con una difficilissima ripresa dai risvolti economici e sociali alquanto preoccupanti. Per la svolta new age post virus si vedrà.

 

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