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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Ci viene in soccorso Karl Marx mentre sfogliamo le pagine dei giornali che riportano il delirio del cavaliere, disarcionato giudiziariamente, di Arcore. “La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”, diceva il padre del comunismo, frase che in molti attribuiscono però al filosofo di Stoccarda Georg Wilhelm Friedrich Hegel, alla cui scuola Marx si era comunque nutrito. Marx o Hegel, sa comunque di farsa vedere quest’uomo di 81 anni riscolpito nel viso, ma incartapecorito nella visione della politica italiana, esaltarsi all’idea di conquistare seggi di Camera e Senato dal Piemonte alla Sicilia, come se si trattasse del gioco del Risiko, eccitando le sue Sturmtruppen azzurrine che sognano le varie Alberta, Jakuzia, Kamchatka in salsa italiana, quali trampolini di lancio per governare il Paese.

“Prendiamo 20 seggi là, 10 seggi lì, 7 li raccogliamo in quell’altra regione…”, cinguettava allegro il nostro, ieri ad Ischia alla Convention di Forza Italia, davanti ad una platea di miracolati in delirio per l’ennesimo miracolo di madre natura. Contagiato dalla calcolosi (che non va confusa, dato il soggetto, con la patologia derivante dall’eccesso di bile), cioè dall’effetto collaterale del Rosatellum, l’ex padrone del Milan ha cominciato a fantasticare per il centro destra un cappotto in Sicilia e in Veneto, un soprabito in Lombardia, Piemonte e Liguria, uno sfoderato nel Lazio, Emilia Romagna e Toscana. Insomma, un ricco guardaroba da riempire un armadio quattro stagioni e indossare nelle migliori occasioni degli anni a venire per la serenità degli italiani. Ai quali (sic!) vuole riservare in dono la sua “ultima battaglia”, come ha definito l’imminente campagna elettorale. Chiariamo subito un principio: per la nostra e altrui serenità, ci auguriamo che quest’ultima battaglia del cavaliere non più in sella si traduca davvero in una farsa. La prima, la ben più famosa “Mein Kampf” di hitleriana memoria, fu infatti parecchio tragica. “Davvero…”, come scriverebbe Piero Fassino.

Ma ritorniamo alle previsioni dell’uomo più riplastificato d’Italia. Esse si fondano su un assunto: il Rosatellum sarà la pietra tombale del Pd, che lo ha voluto. Pensiero tutt’altro che peregrino a constatare le ultime performances strategiche del numero uno del Pd, che tra sconfitte e diaspore interne non si è fatto mancare proprio nulla per essere, come lui si definisce con apologetica modestia, “un ragazzo di campagna”. E allora viene da aggiungere un’altra variante alla frase celebre della coppia Hegel-Marx: non si può escludere che la storia dopo un tuffo nella farsa, ridiventi tragedia. E qui ci si ferma per non sconfinare negli incubi. Per quelli, rivolgetevi al comico generato dalla nostra fantasia autolesionistica.

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