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martedì, 27 Ottobre 2020

All started with the Big Bang

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Scritto da Sara Collicelli
Che strano tornare a scrivere dopo le ferie e farlo quando ricomincia una delle serie più belle (per me). Ma non è un ricominciare come gli altri. Perché è l’inizio della fine. L’ultima, grande stagione, di The Big Bang Theory.
Gli amici che tanto sembrano la versione ultra nerd di Friends sono pronti a salutarci. Dopo dodici (oggettivamente altalenanti) stagioni stiamo per salutare i secchioni che più abbiamo amato.
Quindi eccomi qui, a parla di TBBT. Ricominciare con quello che sta per finire.
E come per tutte le altre serie, anche qui gli argomenti sarebbero tantissimi. L’amicizia, prima di tutti. La diversità. Quattro ragazzi molto lontani dagli stereotipi classici di fighi. Quattro nerd appassionati di fumetti e di film che riescono, nonostante tutto, a portare avanti un’amicizia. Ci riescono, eh. Eccome. Anzi, la fanno crescere. La adattano alla loro crescita fisiologica e agli allargamenti (tra matrimoni, figli e relazioni che arrivano e vanno via).
Si, TBBT tocca tanti argomenti. L’amicizia, l’intelligenza, la diversità, l’adattabilità.
Non riesco a sceglierne uno. Scelgo una sensazione. Lo preferisco.
Scelgo la sensazione che mi lascia questa serie. Perché in un tempo di cose concrete è bene trovare un momento per assaporare le sensazioni che si provano.
Non è facile. Non abbiamo il tempo di farlo, lo so. Ma quanto bene ci fa fermarci qualche secondo e pensare alla sensazione che qualcosa ci da. Anche una puntata di una serie TV. Anche se la serie TV è apparentemente banale come The Big Bang Theory.
L’idea della sensazione mi viene proprio da questa fine imminente. Mi viene dalla paura che ho io, ma sono certa alberghi negli animi di molti di voi, della fine.
L’idea che le cose siano destinate a finire spaventa. Ci mette di fronte all’ineluttabilità di quello che qualcuno ha deciso fosse la vita. Perché tutte le cose sono destinate a finire.
E quindi mi torna in mente una citazione da un telefilm (che più che un telefilm è un gioiello vero e proprio) che è Sherlock.
Sherlock è in obitorio. Con lui c’è il fratello che gli dice «Tutte le vite finiscono. Tutti i cuori vengo spezzati. Soffrire non è un vantaggio».
Ho pensato a lungo a questa frase. Cosa vuol dire che non è un vantaggio? Forse vuol dire che soffrire per la fine delle cose non ci permette di soffrire meno? O forse che soffrire per la fine di qualcosa non permetterà che quel qualcosa non finisca mai?
Non lo so, ci sto pensando ancora e forse un giorno lo capirò.
Quello che è davvero molto chiaro è che tutto è destinato a finire.
Le serie TV, come le relazioni, come le vacanze, come le amicizie, come tutto..
Tutto finisce. E noi? Noi che possiamo fare per non provare troppo dolore nella vedere la fine?
Possiamo far mille cose, come possiamo non farne nessuna.
O magari possiamo iniziare facendone una. Sederci comodi sul divano e guardare questa ultima stagione di TBBT. Prepararci a salutare il Dr. Cooper & co. Godendo delle risate che, sono certa ci regalerà. E pensando a una frase che lo stesso Sheldon dice in un dialogo onirico con il professor Proton quando gli chiede se fosse la prima volta che diceva addio a qualcuno.
Oh no, ho già dovuto dire addio a undici Dottori. (Il riferimento è a Doctor Who. Facile quindi capire perché cito proprio questa frase).
La morale?
Semplice. Tutto sta nel riuscire a dire addio la prima volta. Poi ti abitui alla fine delle cose. Forse.

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