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domenica, 19 Maggio 2024

39 anni fa l’attentato a Papa Wojtyla che cambiò la storia. Il legame con i casi Orlandi Gregori

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

13 maggio 1981 ore 17.17 minuti. Un orario non casuale. Un giovane turco di estrema destra si intrufolò in una piazza San Pietro piena di gente e sparò due colpi da breve distanza ad uno dei pontefici più amati della storia. La sua fuga fu bloccata da una suorina.
Quanto avvenuto trentanove anni fa e fu uno degli episodi davvero chiave del 900.

In una diretta Facebook, avviata oggi significativamente alle 17 e 17 del 13 maggio, il giornalista Fabrizio Peronaci, (fondatore dell’attivissimo gruppo Facebook giornalismo investigativo”) ha ripercorso quegli anni creando un ponte tra l’attentato al Papa (1981), il caso Calvi-Banco Ambrosiano, con il discusso suicidio del banchiere cattolico a Londra (1982) e la sparizione della cittadina vaticana Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori (1983).

L’attentato avvenne in un periodo di grandissima tensione internazionale in cui il conservatore Reagan e il suo alleato Wojtyla avviarono in una lotta senza quartieri con quello che veniva definito “l’impero del male”.

Uno scontro a cui Mosca reagì, secondo quanto accertato dall’inchiesta del giudice Ilario Martella, armando la mano di Ali Agca, un giovane turco appartenente ad una formazione di estrema destra quella dei Lupi Grigi. Certo l’appoggio ad un esponente di destra avrebbe potuto allontanare i sospetti dall’orso sovietico, Stasi e dintorni.

Il supporto logistico al killer turco fu fornito da una serie di personaggi legati ai servizi bulgari. I più anziani ricorderanno Antonov e la Balkan Air. I tre indagati bulgari, portati dal giudice Martella sotto processo, furono poi tutti assolti. “Un’ottima ricostruzione storica e un fallimento giudiziario” è il lapidario commento di Peronaci.
Ma quell’attentato, indipendentemente dall’assoluzione dei bulgari, fu all’origine di un clima internazionale che ricompattò l’occidente contro quel mondo sovietico (già sobbarcato da una crisi economica e sociale sempre più pesante) che aveva armato la mano di chi sparò al Papa polacco. Un clima che portò all’epocale crollo del muro di Berlino nel 1989. Un fatto che, tutto fa ritenere, senza quell’attentato non si sarebbe verificato in tempi così rapidi.

Furono quegli anni 80 delle “cose non dette”, delle trame in cui alla logica di Stato si piegava ogni discorso di verità. Il tutto mirato a concludere la guerra fredda in atto. Uno dei periodi più bui in cui  in Italia pesò l’ombra pesante della P2. È in quella la realtà che sparirono nel nulla due ragazze finite in un inferno che oggi lascia poche speranze di ripensarle  ancora vive. Ora avrebbero 52 anni.
Su questa vicenda che vide coinvolta una cittadina vaticana per Peronaci si apri un diaframma tra Santa Sede e Stato italiano con una seconda inchiesta aperta nel 1994 che fu archiviata. In ogni caso si capi che le ragazze erano diventate un oggetto di ricatto e faceva comodo a molti che non tornassero più a casa.

La connessione tra i rapimenti Orlandi Gregori e l’attentato al Papa è un fatto evidente dalle carte giudiziarie. Anche se su questo legame si è creato un polverone inaudito e non casuale voluto da evidenti depistaggi.

Emblematico poi quanto ha riguardato il destino di Ali Agca. Due mesi dopo l’attentato fu subito condannato all’ergastolo. Ma non presentò alcun ricorso come se sapesse che i giochi fossero ancora aperti proprio grazie alle ragazze rapite e allontanate da casa con delle autentiche trappole. Agca continuò con i suoi deliranti proclami e le decine di sue versioni come se la possibile sua manifesta pazzia fosse una sorta di polizza assicurativa. Intanto ritrattò da manuale le accuse ai bulgari. Dopo venti anni di carcerazione fu graziato ed estradato in Turchia (la notizia passò in sordina). come richiesto dai rapitori che proposero da subito uno scambio Orlandi- Agca.

Agca sa certamente molte cose ma. pur promettendo libri e film verità, non ha mai fatto chiarezza sulle questioni chiave legate ai veri mandanti del suo attentato.

Nell’eterna querelle su Emanuela Orlandi Peronaci poi  ricorda un episodio molto significativo avvenuto nel 1994 quando si apri la pista Terlano.

In questo borgo nei pressi di Bolzano un’anziana signora vide Emanuela Orlandi ospitata in un maso mentre era di passaggio ovviamente accompagnata.

Quella pista poteva essere illuminante nel capire chi teneva le fila del rapimento ma anche questa inchiesta fu chiusa nel 1997.

La serie infinita di speranze viaggi e missioni anche all’estero, voci, conventi, si concluse ufficialmente nel 2015 con l’archiviazione da parte del magistrato Pignatone e di recente con la chiusura delle inchieste Vaticane. Un discorso che ha lasciato aperti interrogativi per la mole di indizi, testimonianze e riscontri che fanno pensare ad una verità tutt’altro che misteriosa ma “impossibile da accertare”.

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