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domenica, 26 Maggio 2024

Un piano Marshall per la Grecia

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di Susanna Grego
Yanis Varoufakis, il ministro delle finanze greco, apre un vaso di Pandora con la sua proposta al vertice di Cernobbio. Partecipando al tradizionale forum economico internazionale di Villa d’Este, propone a capi di stato, ministri, premi Nobel ed economisti un nuovo piano Marshall per la Grecia, che lui chiama scherzando “piano Merkel”.
Invece che continuare con il circolo vizioso di debito pubblico-interessi-debito pubblico in cui, secondo lui, rimarrebbe impigliata la Grecia seguendo la soluzione proposta dal governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi, lui vuole un opiano di investimenti.
In sostanza Draghi propugna la medicina del quantitative easing, che consiste nell’acquisto massiccio di titoli di Stato e asset bancari, nell’immissione di liquidità eventualmente tramite stampa di nuova moneta, cosa che porterebbe alla svalutazione dell’euro, all’inflazione, al calo dello spread e degli interessi sul debito pubblico.
Ma Varoufakis non ci sta a giocare con la finanza e chiede un piano di investimenti per le industrie greche, l’unica cosa che porterebbe, a suo parere, a un reale miglioramento dell’economia del suo Paese.
Dunque chiede: «Una forma alternativa di Quantitive Easing in cui la Banca Centrale degli Investimenti chiede ai governi di guidare un programma per la ripresa degli investimenti, che sia finanziato al 100% attraverso obbligazioni dalla stessa Bei comprate dalla Banca Centrale Europea. Questo – spiega Varoufakis – risolverebbe i problemi operativi della Bce perché comprerebbe un solo pezzo di carta con rating tripla A, senza doversi preoccupare dei diversi titoli di Stato». Il Qe secondo Varoufakis non è adatto all’Europa, perché: «il disallineamento della base monetaria minerebbe gli sforzi della Bce».
La proposta del ministro greco può tranquillamente essere accettata dai partiti europei di centro sinistra, come lo era fino a poco tempo fa l’emissione di Eurobond, partiti che però finora non hanno fiatato. Anche se in linea teorica non è poi così rivoluzionario (si tratta solo di una strada alternativa al quantitative easing), l’intervento di Varoufakis rischia di avere grandi ripercussioni all’interno dell’Unione Europea per due motivi. Innanzi tutto mette in discussione le regole finora seguite per ridurre il debito pubblico. Chiede infatti di ristrutturare il debito greco, con una stoccata non da poco alla banca di stato tedesca: «Mi dicono che la Bce non metterà mai in discussione lo swap perché è scritto nello statuto – ha detto all’incontro sul lago di Como – Mi dispiace, signore e signori, ma lo statuto è stato scritto dalla Bundesbank. Non accetto che la Bundesbank, autrice dello statuto della Bce, non abbia mai immaginato che Trichet avrebbe comprato titoli greci. Quindi non vedo come lo statuto della Bce vieti qualsiasi tipo di ristrutturazione di quei titoli». E cancella con una frase gli accordi presi tra il governo di Samaras e la Bce, Fmi e UE: «Non accettiamo che un programma fallito debba essere continuato semplicemente perché le regole sono regole e non devono evolvere. Le regole devono seguire gli interessi dell’Europa».
Probabilmente alla cancelliera Angela Merkel non piacerà il piano che porta il suo nome: come gli Eurobond, lo considererà una condivisione dei rischio troppo pericolosa. Per tutta risposta su alcuni giornali tedeschi, il Bild e il Frankfurter Allgemeine, circolano immediatamente notizie, false, circa l’espulsione di Varoufakis dal governo greco.
La Commissione Europea si era dimostrata aperta al dialogo. Accogliendo venerdì il primo ministro greco Alexis Tsipras, il presidente Commissione Ue, Jean Claude Juncker aveva detto: «Siamo ormai giunti ai momenti decisivi. La Commissione non è l’attore protagonista di questa fase, ma faremo di tutto per collaborare. Quello che escludiamo è il default». L’Fmi, tramite il suo portavoce Gerry Rice conferma: «Non ci aspettiamo che la Grecia esca dall’area euro».
L’esito positivo delle trattative serve alla Grecia per sbloccare i 7,2 miliardi di euro di aiuti che serviranno anche per ripagare il prestito dell’Fmi: prima di tutto una tranche da 348 milioni. Le prossime tranche del prestito del Fmi sono 558 milioni il 16 marzo e 335 milioni il 20 marzo.

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