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sabato, 20 Luglio 2024

Sinistra sociale e coalizione sociale: purchè ci sia la politica

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

“Sinistra sociale” o “coalizione sociale”? Apparentemente è una pura questione lessicale ma, sotto sotto, c’è una
questione che non può essere semplicisticamente archiviata o relativizzata.
Parecchi anni fa, iniziai la mia esperienza politica e culturale nella sinistra Dc di Forze Nuove, la cosiddetta sinistra sociale democristiana di Carlo Donat-Cattin. Certo, sono passati molti anni ed è addirittura imparagonabile la stagione politica della lunga e articolata prima repubblica con l’attuale stagione politica italiana. Confusa e disorientata. Ma su un punto c’è una forte convergenza: e cioè, la sensibilità sociale continua a condizionare le singole scelte politiche. E quella sensibilità sociale non può essere sacrificata sull’altare di nessun nuovismo, di nessun movimentismo e di nessun decisionismo. Riemerge sempre nell’agone politico come una sorta di fiume carsico che non può e non deve essere cancellato o rimosso.
Ora, al netto delle differenze con un passato lontano o anche più recente, credo che un grande partito riformista, popolare ed interclassista come il Pd aspira ad essere, non possa non porre la “questione sociale” al centro delle sue priorità politiche e legislative. In attesa che la destra si riorganizzi per dar vita ad una vera democrazia dell’alternanza, nel campo del centro sinistra la sensibilità sociale, o la questione sociale che dir si voglia, non può non irrompere nel progetto politico generale del partito.
Ma attorno alla “questione sociale” c’è un aspetto che non può essere sottovalutato. E cioè, le istanze sociali hanno un futuro e possono essere affrontate e risolte solo se assumono una valenza politica e progettuale. Ovvero, solo se riescono a trasformarsi in un progetto politico concreto e riformista senza limitarsi al mero rivendicazionismo barricadero e ridicolmente rivoluzionario. Ed è proprio su questo versante che si gioca la vera partita su chi interpreta, o meno, il profondo disagio sociale presente nella società contemporanea.
Comunque sia, il progetto di Landini – anche se non è ancora chiaro l’epilogo concreto di questa “coalizione sociale” – non va sottovalutato. E questo non solo perchè Landini è anche un leader televisivo e mediatico – elemento non indifferente, anzi quasi decisivo nella società contemporanea – ma perche’, e soprattutto, la “questione sociale”, o la “sinistra sociale” o la “sensibilità sociale” non saranno mai rimossi dalla concreta dialettica politica. E le singole scelte politiche sono destinate ad incidere sulle condizioni di vita di milioni di italiani. A prescindere dai protagonisti del momento e dalle stesse fasi storiche.

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