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giovedì, 30 Maggio 2024

Un mese dopo: i Forconi restano in dieci

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Un mese fa, il 9 dicembre, avevano messo a ferro e fuoco la città. Oggi “l’impeto rivoluzionario” dei Forconi si è placato.
Quel giorno, piazza Castello, nel cuore di Torino, si era trasformata in un teatro di scontri con una sassaiola contro il Palazzo della Regione e i lanci dei lacrimogeni per sedare la rivolta.
Ultras, estremismo di destra, saluti romani, inno italiano, ma anche gente che non arriva a fine mese e con la nostalgia per il Ventennio. Un minestrone dove gli ingredienti qualunquismo e demagogia sono i principali e in cui il malcontento è stato cavalcato da chi ha voluto incanalare la protesta sperando forse di ottenere un qualche obiettivo, ma dopo il 9 in strada c’era anche chi non aveva nulla a che fare con croci celtiche o voglie di regimi militari.
Uno dei leader del coordinamento per la rivoluzione Danilo Calvani, contadino di Latina, aveva parlato di una mobilitazione per far crollare il governo al fine di far salire al potere, temporaneamente, un colonnello.
La gente era tanta. Si era riversata per la strade. Invece oggi, a un mese di distanza, le cose sono decisamente diverse. Davanti alla prefettura, sempre in piazza Castello, ci sono solo una decina di persone, un gruppetto sparuto che quasi si confonde tra polizia, giornalisti e telecamere.
Invitano i cronisti a non concentrarsi sul numero di persone che si sono presentate all’appuntamento ma di capire le motivazioni che le ha portate a scendere di nuovo in strada.
Mariano Ferro, uno dei capoccia del movimento nazionale, vuole un incontro con il presidente dell’Anci Piero Fassino «ma da tenere in tempi brevissimi perché ormai, di tempo non ce n’è più».
«Cosa intendono fare i sindaci di tutta Italia con i cittadini che non riescono ad effettuare i pagamenti relativi ai tributi comunali a causa della evidente crisi economica? – chiede Ferro – Le norme vigenti impongono agli uffici comunali il trasferimento a ruolo dei tributi evasi e la riscossione tramite le agenzie di riscossione. Se l’evasione rimane in ambito fisiologico il sistema può essere accettabile, se l’ampiezza del fenomeno fa ritenere invece che sia patologico, pensiamo sia giusto proporre o chiedere al legislatore una modifica del metodo di riscossione».
Flop anche per il presidio davanti alla stazione di Porta Susa.
Insomma l’Epifania oltre che alle feste ha portato via anche il loro millantato spirito rivoluzionario.

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