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giovedì, 23 Maggio 2024

Turchia vs Pkk: fine definitiva della pace?

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La tensione tra Ankara e i curdi cresce sempre più, in particolare con il PKK (Unione dei lavoratori del Kurdistan), incluso nella lista nera delle organizzazioni terroristiche della Turchia e non solo. Martedì 14 ottobre l’aviazione turca ha bombardato le postazioni siriane e lunedì 13 un F-16 turco aveva colpito via cielo il villaggio curdo-iracheno di Daglica, in provincia di Hakkari.
L’attacco sarebbe stato compiuto a seguito dei disordini contro la polizia del luogo. Ma i curdi, in questi giorni, si stanno facendo sentire soprattutto nel sud-est della Turchia (nelle città di Diyarbakir, Mus, Varto, Siirt, Batman e Mardin) con lo scopo di chiedere ad Erdogan il sostegno bellico del Paese ai curdi di Kobane, i quali dal 16 settembre scorso conducono una tenacia (ma non isolata, al contrario del FSA siriano) battaglia contro l’ISIS. L’YPG vede infatti il considerevole aiuto da parte dei fratelli iracheni, a loro volta equipaggiati dagli USA.
«L’aiuto comprende munizioni per armi leggere e colpi di mortaio. È un equipaggiamento simbolico che riguarda solo il cantone della Jazeera» ha dichiarato Alan Othman, esponente del Consiglio militare curdo siriano,  usando, da bravo patriottico, il nome curdo del nord-est della Siria.
Erdogan, intanto, insiste sul fatto che dietro a queste manifestazioni ci siano le “forze oscure” che hanno l’obiettivo di minare il delicato percorso di pace con il PKK che, in trenta anni di scontri, ha causato la morte di 40,000 vite circa. “Non tollereremo alcuna minaccia o intimidazione che ha come bersaglio la pace,la stabilità e la sicurezza della Turchia (…) avvieremo le misure necessarie per combattere coloro che si impegnano in tali atti”, ha dichiarato. I curdi, unanimemente, hanno avvertito che se Kobane dovesse cadere la pace tra il PKK e Ankara porrà fine ai dialoghi di pace.

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