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mercoledì, 22 Maggio 2024

Tav, Laus non è d'accordo con Chiamparino: “Referendum è un passo indietro”

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

Mai come in questi giorni la questione sul futuro della Tav scalda gli animi della politica con il Movimento 5 stelle che ha ribadito il suo No all’opera e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli che dopo le dichiarazioni di lunedì scorso in cui parlava solo di “miglioramenti” al progetto ha “cambiato idea” schierandosi per uno stop alla Torino-Lione, andando contro i colleghi di governo della Lega.
Il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, preoccupato per le voci che arrivano da Roma, in un’intervista al quotidiano La Repubblica, non ha escluso che si possa arrivare a proporre un referendum popolare per decidere il destino della Tav affermando: «Se il governo bloccherà la Torino-Lione io sono pronto ad andare fino in fondo e convocare un referendum popolare».
Idea su cui non tutti, anche all’interno del Partito Democratico, non sono d’accordo. Come ad esempio il senatore dem Mauro Laus che risponde alla proposta di Chiamparino escludendo il ricorso a una consultazione popolare perché sarebbe un grosso passo indietro sulla linea da alta velocità: «È chiaro e lodevole l’intento di chi la promuove ovvero sottrarre ai colpi di testa del neo governo il destino di un’opera tanto strategica. Ma un referendum oggi farebbe il gioco di chi ha interesse a temporeggiare perché quel treno alla fine si perda: politici e movimentisti incapaci di una visione di prospettiva non solo dello sviluppo del nostro Paese, ma anche di una visione contingente delle conseguenze finanziarie che comporterebbe una rinuncia».
In sostanza, non bisogna avere in questa fase tentennamenti e sono sconsigliabili i cambi di rotta. Per Laus «una decisione chiara l’Italia l’ha presa ben prima delle mattane di Grillo e sodali. Quella va rispettata e quella perseguita».

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