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mercoledì, 12 Agosto 2020

Strage Thyssen, sei anni dopo Torino non dimentica. I parenti delle vittime: “Vogliamo un processo equo”

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Era la notte del 6 dicembre 2007. In un istante la linea 5 dello stabilimento Thyssen Krupp di corso Regina Margerita a Torino si trasforma in un inferno di fuoco.
Un operaio, Antonio Schiavone, muore subito travolto dalle fiamme. Nei giorni successivi si spengono Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino.
Oggi a sei anni da quel maledetto giorno, una cerimonia per non dimenticare al cimitero Monumentale.
«Vogliamo un giudice neutro e non di parte. Chiediamo alle istituzioni di vigilare perché ci sia un processo equo». Queste le parole di Laura Rodinò, la sorella di Rosario.
«Dopo il primo grado – ha aggiunto rivolgendosi agli amministratori pubblici presenti, tra cui il sindaco Piero Fassino – abbiamo visto solo freddezza. Noi non sappiamo se vedremo mai questa gente andare in galera. Pretendiamo giustizia altrimenti non avremo pace».
Ad aprile si aprirà il processo in Cassazione, e Laura spera che venga ripristinata la sentenza di primo grado altrimenti «non so cosa faremo».
Infatti nel processo in appello la condanna per i responsabili di quelle morti era stata ridotta. Uno schiaffo per i parenti di quelle vittime. Rabbia e dolore, anche se come aveva fatto notare il pubblico ministero Raffaele Guariniello si trattava comunque di una pena esemplare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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