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martedì, 28 Maggio 2024

Storytelling: l’arte della narrazione nella politica

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di Moreno D’Angelo
I politici agiscono e governano da sempre narrando storie, ricorrendo ai principi della retorica e dell’oratoria. E’ questo lo “storytelling”. Il tema affrontato dello scrittore francese Christian Salmon, membro del Centre de Recherches sur les Arts et le Language -CNR- e collaboratore di Le Monde, che sulle “favole” dei politici ha scritto il libro “La politica nell’era dello storytelling”(128 pag. Fazi Edizioni). L’autore descrive un sistema all’oggi ancora più pressante dove è necessario emergere a tutti i costi, una grande macchina narrante: “il teatro della sovranità perduta”. Salmon cita alcuni slogan entrati nell’immaginario collettivo: “Yes we can”, “Lo mejor està por venir” e “Le changement c’est maintenant” che rappresentano veri incipit di storie che hanno conquistato un elettorato vorace più di spettacolo che di concreta realtà.
L’autore ha affermato: «Oggi abbiamo governi che hanno perso la loro sovranità di fronte al potere della grande finanza internazionale, delle agenzie di rating, delle multinazionali. Si tratta di poteri “potenti e invisibili” di fronte ai quali i nostri politici spesso risultano invece “impotenti e visibili”. Considerazioni ancora più evidenti data la palese debolezza dei parlamenti nazionali e dei loro rappresentanti di fronte al potere delle istituzioni comunitarie». Un quadro in cui i discorsi e le promesse dei politici costituiscono spesso solo suggestivi racconti.
Ciò nonostante l’analisi dell’autore non cade mai nella vandea populista dell’antipolitica. Egli cita anche Matteo Renzi che utilizzò, non a caso, il principio del “racconto” per affermare il suo successo. Le prime sue dichiarazioni in tal senso furono: “La prima riforma da adottare è cambiare l’impostazione del racconto, non bisogna piangersi addosso, bisogna basarsi sui punti di forza del patrimonio italiano a tutto campo, sbloccando energie”. Un personaggio che per Salmon ha ben capito la logica dello “storytelling” innestando elementi di modernità e pragmatismo.
Inoltre egli associa i limitati margini di azione dei politici alle loro “belle storie”, alimentando immaginari attraverso le loro narrazioni.
In questo quadro non poteva mancare Silvio Berlusconi definito come “un principe” di quest’ arte, che è riuscito a trasformare anche la sua vita in una vera e propria saga eroica. Una sorta di spettacolo in cui ha operato più con il verbo che con le leggi. Basti pensare al suo slogan “ghe pensi mi”. Tornando a oggi, Salmon afferma che la strategia dello “storytrelling” ha raggiunto il suo apice. Anche la Lega Nord sta cambiando radicalmente il suo “racconto” e il suo “software” trasformandosi da un partito regionalista a uno nazionale, con meno Padania e più Le Pen. Un modo per inserirsi pesantemente come guida della nuova destra in fibrillazione per l’ineluttabile declino di Forza Italia. Nella “nuova” narrazione leghista i nemici sono i rom e Bruxelles, che spezza la sovranità nazionale. Insomma si dipingono antiglobalisti e anti euro, ma in realtà come il vecchio Reagan attaccano il walfare e, come i neoliberisti tedeschi, “raccontano” che in Grecia ci sono ciechi sostenuti dal governo che guidano i taxi. 
Il fenomeno è evidente, ma è anche evidente che gli effetti della crisi rendono la gente sempre più disincantata e l’astensionismo e la crescente sfiducia generalizzata nel ceto politico ne sono un’espressione.
Il libro ha sviluppato un ampio dibattito ospitato all’interno del quotidiano “Le Monde”.

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