Anche quest’anno Smat si conferma tra i protagonisti del Festival del giornalismo alimentare che si svolge al Lingotto. In particolare sabato 22 presso la sala Londra del Centro Congressi si terrà l’incontro “Il cibo made in Italy coltivato su Marte”: un’occasione per fare il punto sull’innovazione alimentare italiana raggiunta attraverso le esperienze spaziali. E durante l’incontro si parlerà anche di acqua potabile per “usi spaziali”. La cosiddetta “acqua di volo” che viene utilizzata sulla Stazione Spaziale internazionale (ISS) è infatti prodotta dalla Smat.

La tavola rotonda sarà moderata dal giornalista scientifico Antonio Lo Campo, e vi parteciperà anche la Responsabile del Centro Ricerche Smat Lorenza Meucci che illustrerà l’esperienza ormai quasi ventennale dell’azienda che nel 2002 è stata scelta come fornitore della ISS per le tipologie e la qualità delle acque che poteva mettere a disposizione, nonché per l’affidabilità dei suoi Centri di Produzione e di Controllo.

Risale infatti al 2002 l’accorso siglato tra Thales Alenia Space e Smat, mentre ad aprile 2008 è stata prodotta la prima fornitura di acqua prodotta a Torino e spedita alla stazione orbitante ISS utilizzando il modulo ATV/ICC (Automated Transfer Vehicle/Integrated Cargo Carrier).

Ad oggi sono stati inviati in totale 22.700 litri di acqua che si caratterizza per soddisfare le diverse esigenze tecnologiche e sanitarie richieste nelle sezioni americana e russa della stazione orbitante. Si tratta dunque di un’acqua in cui non solo devono essere assenti sostanze dannose alla salute, ma anche capace di mantenere stabilità microbiologica per almeno 6 mesi. In più in base alle differenti esperienze aerospaziali delle due nazioni era necessaria la fornitura di acqua a bassa mineralizzazione per l’equipaggio americano, mentre il personale russo richiedeva acqua con un grado di mineralizzazione più elevato. Per questo erano state richiesti differenti trattamenti per la preparazione dell’acqua di volo. Per gli Americani la disinfezione doveva essere realizzata mediante l’utilizzo dello iodio mentre i Russi richiedevano il trattamento con argento e fluoro.

Un risultato reso possibile dagli studi degli specialisti del Centro Ricerche Smat, protagonista di numerosi progetti di respiro nazionale ed internazionale finalizzati allo sviluppo e all’ottimizzazione dei processi e delle tecnologie legate al Servizio Idrico Integrato.

 

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