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venerdì, 19 Luglio 2024

Silvja Manzi (Radicali): "Un referendum per privatizzare GTT"

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Abbiamo posto alcune domande Silvja Manzi, tesoriera e membro della direzione dei Radicali Italiani, a margine di un incontro con i militanti nella sede di via San Dalmazzo nel cuore di Torino. A un mese e mezzo dalle elezioni politiche del 4 marzo c’è entusiasmo e partecipazione per la sfida lanciata con +Europa, la lista nata dall’iniziativa dai radicali insieme a Benedetto Della Vedova di Forza Europa, dopo il “regalo” di Tabacci, che ha offerto il simbolo di Centro democratico, evitando così la raccolta delle firme e consentendo l’apparentamento vietato a chi non è presente in parlamento. L’obiettivo è il superamento della quota del 3% ed è stato ricordato come in Francia Emmanuel Macron abbia vinto sventolando il vessillo europeo in tutti i suoi comizi. Dalla base sono emerse alcune perplessità per un matrimonio con liberali in cui si possono riscontrare divergenze su molti temi chiave dell’impegno radicale (fine vita, cannabis, libera scienza, questione migranti).
Qualche battuta da parte di chi si batte per la libertà di scienza ha anche riguardato la ministra della Salute Beatrice Lorenzin con la sua lista centrista di ex alfaniani “Civica-popolare”, alleata con il Pd. Divergenze su cui minimizza sorridendo il medico Silvio Viale, noto esponente radicale, responsabile del Comitato Scientifico di EXIT-Italia. Viale affiancato da Igor Boni, coordinatore dell’associazione Adelaide Aglietta, ha ricordato come sia normale che su tante questioni si possono incontrare diversi distinguo e sensibilità anche tra chi si dichiara radicale da sempre. Non emergono invece problemi sui temi economici per un movimento che rivendica con forza il sostegno della Fornero e punta a una stretta sulla spesa pubblica.
Tutto questo in attesa della formalizzazione di quello che pare ormai scontato accordo con il Partito Democratico per il quale vale la scadenza del 21 gennaio, fissata per siglare nei collegi uninominali i patti di coalizione. Un accordo basato dalla considerazione che «per l’Italia non vi sia futuro senza l’Europa e per questo è necessario rafforzare il polo di centro sinistra», come ha riferito una nota congiunta dopo il recente incontro tra i vertici del Pd e quelli di +Europa.
Silvja Manzi sembra rispuntare il sole su quello che un tempo fu il partito della rosa nel pugno?
Riscontriamo un clima molto positivo rispetto al passato e un entusiasmo non comune. Le nostre riunioni incontrano una grande partecipazione con tanti giovani.
L’immagine di Emma Bonino resta il fattore chiave della lista. Non è un caso se il logo di +Europa riporti il nome della Bonino e il simbolo del centro democratico. Ricordo che Emma, lo dicono i sondaggi, ha un gradimento molto alto. Un apprezzamento che va molto oltre la realtà radicale.
Nel dibattito con i militanti emergono a volte dei distinguo nel rapporto con Forza Europa
Non nascondo che sicuramente vi sono delle differenze, se no avremmo presentato una lista radicale tout cour, tuttavia nel complesso si collabora bene tra le due anime del soggetto politico, anche se poi sul territorio può emergere qualche problematica.
Ma l’alleanza con verdi e socialisti a voi tradizionalmente più vicini?
Ci avevano chiesto di fare una lista insieme. Non abbiamo aderito in quanto il nostro progetto, presentato a fine ottobre, intende essere incentrato sull’Europa. Loro invece volevano una lista che racchiudesse i vari simboli dei partiti. La cosa non ci è piaciuta anche perché uno studio che abbiamo fatto sulla base di un sondaggio nazionale diceva in modo chiaro che un logo con Emma Bonino priva di riferimenti ai partiti avrebbe riscontrato un gradimento molto maggiore. Infatti nella lista manca il riferimento ai radicali e a Forza Europa ma vi è la scritta “+Europa con Emma Bonino”.
Siete gli alfieri degli Stati Uniti d’Europa, del pensiero di Altiero Spinelli in un momento in cui tanti fanno a gara per attaccare l’istituzione europea. Ma non avete anche voi qualche critica in merito come sostiene anche il Partito Democratico?
Il nostro obiettivo principale è l’europeismo e il rilancio dell’integrazione europea che abbiamo messo proprio al centro del simbolo anche per contrastare la vandea antieuropeista. Certo anche per gli europeisti convinti vi sono cose da riformare ma prima di questo è per noi chiaro che chi rifiuta l’Europa e non vuole l’euro sostiene una reazione antistorica che rientra nella pura follia. Per noi l’Europa resta il bene più prezioso per il futuro.
Come svilupperete la campagna elettorale?
Non abbiamo molti soldi quindi le nostre forze sono l’impegno dei militanti che opereranno molto “vis à vis” sul territorio, con tavoli e iniziative. facendo molta attenzione ai social e radio. La novità è che abbiamo importanti testimonial che hanno assicurato il loro sostegno alla lista e alle sue iniziative. Figure come Renzo Arbore, Roberto Saviano, Oliviero Toscani e il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda. Un gesto di riconoscenza verso Emma e di adesione a ciò che la lista rappresenta. Si tratta di un segnale mediatico importante. Ed è significativo che si sia espresso in tal modo una figura come Arbore che mai che io sappia si era così esposto sul piano politico. Aldilà dei nomi la cosa confortante è vedere come il nostro progetto incontri una crescente attenzione e simpatia anche tra tanti giovani e tanti che di politica non ne volevano più sapere.
Quali sono i temi chiave su cui punterete da qui al 4 marzo?
Ai consueti numerosi campi che caratterizzano l’impegno radicale nelle carceri, per i diritti civili, testamento biologico e Ius soli (per sollecitare su quest’ultimo punto i radicali hanno promosso anche un digiuno a staffetta), per questa campagna elettorale puntiamo particolarmente sui temi economici. Non possiamo non affrontare quel fardello del debito pubblico se non indicando un congelamento della spesa pubblica. Un fattore che potrebbe comportare nell’arco di due anni a una reale riduzione delle decantate tasse che in campagna elettorale tutti vogliono far scendere.
Ma presentarsi come il partito della Fornero e parlare di riduzione della spesa non potrebbe risultare impopolare.  La Fornero ha messo il nome su una legge ma c’è stato un governo e un parlamento che l’hanno votata. Tuttavia il nostro obiettivo che riteniamo assolutamente sostenibile è quello di superare il 3%.
In conclusione quali sono le principali iniziative per Torino dopo quel decalogo con cui l’estate scorsa avete elencato una serie di pesanti criticità dell’amministrazione pentastellata?
Su Torino l’associazione Adelaide Aglietta è impegnata, con altre associazioni locali, in una raccolta firma per una petizione che chiede al Consiglio comunale torinese di indire un referendum consultivo sulla privatizzazione della Gtt, attraverso la cessione della quote della società per almeno il 51%, e per misure per il contenimento del consumo di suolo in chiave di tutela ambientale.
il nostro primo obiettivo era la messa a gara dell’intero sistema pubblico. Chiediamo la privatizzazione perché riteniamo che l’arrivo dei privati possa funzionare da sprone rispetto ad un quadro drammatico e preoccupante. Altro punto prioritario sulla città è la Iinea 2 della metro che per noi deve costituire un obiettivo dell’amministrazione, partendo dal dato evidente di come la linea 1 abbia cambiato la città. Per finanziare questo progetto tanto atteso dai torinesi abbiamo anche pensato all’idea di introdurre un road-pricing ovvero di far pagare una quota d’ingresso a chi proviene da fuori città.

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