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venerdì, 7 Agosto 2020

Salvini, il warmaker

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Drake
Drake
Sir Francis Drake nato il 13 luglio 1540. Navigatore e corsaro inglese. Collabora con Nuova Società dal 2017, con la rubrica "I corsivi del corsaro". Una leggenda narra che quando si è in pericolo basta battere sul suo tamburo per vedere le vele delle sue navi all'orizzonte e giungere in soccorso.

Ricordate Peacemaker, originale film del 1997 con George Clooney ed una affascinante Nicole Kidman? E’ la storia avventurosa di un militare americano e una fisica che uniscono le forze per evitare un attentato nucleare a New York. Il titolo, letteralmente mediatore o costruttore di pace, evocava la volontà di ricerca della giustizia e, per altri versi, di fare ammenda dei propri errori assassini.
Un messaggio reso suggestivo dalla forza recitativa della coppia Clooney-Kidman contro guerre e chi ricorre alla violenza come soluzione delle controversie internazionali, che mai avremmo immaginato potesse essere polverizzato dal potente inquilino del Viminale, il ministro Matt Salvini, autore di una strepitosa performance al contrario: la peggiore risposta italiana – qualora se ne fosse sentita la necessità – alla fiction americana.
In un nanosecondo con uno dei suoi celeberrimi tweet il nostro Warmaker, il costruttore di guerra della Padania (tanto a rischiare sono altri) ha mandato in pensione, senza dover ricorrere a quota 100, anni di lavoro (riservato e alla luce del sole) della Farnesina. Una rete diplomatica nata per concorrere a ridurre le tensioni nel Vicino oriente e per dare nel Mediterraneo un ruolo centrale e non periferico al nostro Paese in politica estera.
Una politica iniziatasi trasversalmente con l’Eni di Enrico Mattei, che trattava l’indipendenza dei paesi rivieraschi, mentre cercava la propria di indipendenza dall’imperialismo delle “Sette sorelle”, le società che monopolizzavano il mercato del petrolio. Proseguita dai governi di centro sinistra e da Aldo Moro, che negli anni Settanta, dopo la strage di Fiumicino compiuta da un gruppo di terroristi palestinese che uccise 34 persone, concluse con l’Olp un patto verbale e segreto (prese il nome di Lodo Moro) per evitare all’Italia altri attentati e lutti.
Roba d’altri tempi per l’uomo della Provvidenza verde impegnato a cambiare a parole il volto dell’Italia. In volo su un elicottero israeliano sulla zona di confine tra Israele e Libano, come tutti coloro che danno sempre ragione all’ultimo che liscia il pelo, Matt Salvini non ha trovato di meglio che bollare gli Hezbollah libanesi come terroristi. Un’autentica perla di diplomazia e strategia militare, mentre reparti del nostro Esercito sono impegnati proprio a sud del Libano in missione di pace Unifil. Del resto, il motto roboante di Salvini è noto: prima gli italiani. Affermazione dello stupidario sovranista che fino a ieri sembrava innocua, ma che ora però fa tremare le vene dei polsi, non fosse altro per le preoccupazioni espresse dal ministero della Difesa alle parole di Salvini. Tocchiamo ferro. Tra l’altro, il 17 dicembre è il 45esimo anniversario della strage di Fiumicino. Alzi la mano chi è fermamente convinto che il ministro ne sia al corrente.

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