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venerdì, 7 Agosto 2020

Le madamin come i Cinque Stelle: contro il referendum Tav

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società, di cui è il direttore dal 2017.

Le sette madamin Sì Tav, seppur per motivi diversi si trovano d’accordo con gli esponenti del Movimento Cinque Stelle sul dire no al referendum per la Torino-Lione.
Infatti per le organizzatrici della manifestazione del 10 novembre, che ha portato in piazza oltre 30 mila persone, che chiedevano Sì allo sviluppo e al progresso del territorio grazie alla realizzazione dell’Alta Velocità, il Tav «è oggetto di una legge dello Stato, che ratifica un trattato internazionale. Questo non può essere oggetto di un referendum, che potrebbe essere richiesto soltanto come consultazione sul parere dei cittadini».
Spiegano dal gruppo “Sì, Torino va avanti”:«La realizzazione della “linea mista merci e passeggeri”, brevemente detta TAV, è sancita da accordi internazionali sottoscritti da Italia e Francia nel 2012 e nel 2015. Con la firma del Protocollo Addizionale di Venezia l’8 marzo 2016, i due Paesi hanno dato il via libera ai lavori definitivi».
«L’intero processo approvativo si è chiuso il 21 marzo 2018 quando il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) ha emesso parere positivo al progetto. Ciò detto, si capisce che la realizzazione dell’opera è oggetto di una legge dello stato, che ratifica un trattato internazionale».
«Questo non può essere oggetto di un referendum. Un eventuale referendum potrebbe pertanto essere richiesto soltanto come consultazione sul parere dei cittadini.
«Ora, visto che il Governo ha nelle sue mani tutti gli elementi per decidere sul proseguimento dell’opera, riteniamo che delegare le responsabilità alla consultazione popolare sia inutile e potrebbe rappresentare soltanto una strumentalizzazione ad uso dei partiti».
«Infine, riteniamo che dilatare ulteriormente i tempi per l’esecuzione dei lavori per attendere i tempi tecnici necessari per un referendum sia del tutto inappropriato. Rispettiamo altre opinioni e vi ringraziamo per ogni vostro contributo», concludono le madamin.

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