10.4 C
Torino
lunedì, 20 Maggio 2024

Salvare Lupi, la Grande opera di Renzi

Più letti

Nuova Società - sponsor
Redazione
Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Anche da qui passa la rottamazione. Dalla trincea delle poltrone. Ognuno faccia le sue interpretazioni, ma l’evidenza cronologica dei fatti mette in rilievo quanto il potere ed il suo mantenimento sia capace di ammorbidire ogni candore di cambiamento.
Nonostante le intercettazioni, i presunti favori per il figlio e soprattutto la percepibile subalternità politica ai piedi del superdirigente Ercole Incalza, l’arresto eccellente dell’inchiesta “Sistema”, Maurizio Lupi non farà nessun passo indietro. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, coinvolto nell’operazione sugli appalti per le grande opere, si è fatto oggi forte non solamente del quadrato fatto dal suo partito, il Nuovo Centro Destra, ma anche del silenzioso e lampante ricatto allungato in direzione di quegli “sprovveduti” componenti (Graziano Delrio prima di tutti) del governo Renzi che nelle ultime 48 ore hanno accarezzato l’ipotesi di chieder le dimissioni di Lupi. Matteo Renzi non ha chiesto ad Angelino Alfano la testa del ministro perché sarebbe stata una battaglia che il premier avrebbe perso o altrimenti pagato con la cascata dell’esecutivo (dopo la rottura del Patto del Nazareno, in Senato, i voti di Ncd sono indispensabili).
Si diceva, la rottamazione. Renzi, quando non era ancora salito a Palazzo Chigi, prima della pugnalata alle spalle del compagno di partito Enrico Letta, aveva fatto baccano per ottenere, prima, le dimissioni del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri per il caso Ligresti, e poi del ministro dell’Interno Angelino Alfano per l’affaire Shalabayeva. In entrambe le occasioni l’apparato aveva retto, nessuno dei due ministri era stato nemmeno lontanamente indotto alla resa. Scene molto simili si videro, con Renzi oramai al governo, quando le polemiche investirono Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, nel ciclone di Mafia Capitale e, nuovamente, Angelino Alfano, per le botte della Polizia agli operai dell’Ast di Terni. Oggi è il turno di Lupi. L’Italia sembra, se vogliamo, riadattando la réclame alle nostre latitudini, (ancora), la riproposizione animata della celebre copertina dello Charlie Hebdo: “Tutto è perdonato”. Regola che vale anche per i rottamatori.

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano