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sabato, 24 Ottobre 2020

Proxima, il festival anti G7 fa rivivere i Murazzi

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Riccardo Graziano
Riccardo Graziano
Figlio del boom demografico e dell'Italia del miracolo economico, vive con pessimismo non rassegnato l'attuale decadenza del Belpaese. Scopre tardivamente una vocazione latente per il giornalismo e inizia a scrivere su varie testate sia su carta stampata sia su web.

Tornano a nuova vita i Murazzi torinesi, grazie al festival Proxima, organizzato da Sinistra Italia e Possibile in contrapposizione al G7 in corso a Venaria. Una presa di distanza dai “poteri forti” nel merito e nel metodo, evidenziata dallo slogan “loro chiudono la Reggia, noi riapriamo la città”: da un lato, le élite che sfrecciano sotto scorta, bloccando e intasando le strade cittadine, per correre a blindarsi nelle “segrete stanze” a prendere decisioni destinate a incidere sulle nostre vite. Dall’altro, forze politiche che tornano a cercare il confronto e il sostegno delle persone per costruire un’alternativa praticabile, sostenibile e partecipata. Fra i molteplici eventi in programma, particolare rilevanza ha avuto l’incontro fra il Segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, l’ex segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini e Yanis Varoufakis, ex ministro dell’economia greco e ora fondatore di Diem 25, movimento politico per una maggiore democratizzazione dell’UE, di cui era presente anche il referente italiano Lorenzo Marsili.
Proprio Varoufakis ha sottolineato la frattura con le élite al potere, che rifiutano il confronto coi cittadini e hanno imposto condizioni durissime al suo Paese, esautorando di fatto il governo di cui faceva parte e lasciando spazio ai diktat dei potentati economici, un episodio destinato a essere replicato, perché, ha aggiunto Varoufakis, “la Grecia è stata il laboratorio di quello che sarà il futuro dell’Europa” e rivelando come il ministro delle finanze tedesco Schauble, in occasione di un confronto all’epoca della crisi greca gli avesse detto testualmente  “non possiamo permettere che le elezioni cambino alcunché”, ovvero un disconoscimento totale della volontà popolare espressa attraverso il voto.
Tesi condivisa da Maurizio Landini, che individua uno spartiacque nella caduta del governo Berlusconi, sostituito dall’esecutivo Monti, incaricato di mettere in atto il programma imposto dalla BCE e dai vertici Ue, traccia sulla quale si sono mossi anche i successivi governi Letta-Renzi-Gentiloni, senza soluzione di continuità, a prescindere dalle etichette  di collocazione politica. Una situazione che tende a sfumare pericolosamente le differenze  fra “destra” e “sinistra”, procurando –prosegue Landini – confusione nell’elettorato e un’inevitabile crescita dell’astensione. E creando, al tempo stesso, convergenze  nuove e inaspettate, con lo stesso Landini che richiama le encicliche papali, in particolare la “Laudato sì” di Francesco, definendola “il testo più radicale di critica all’attuale sistema economico”. Dopo decenni di incomprensioni, Sinistra e Chiesa potrebbero dunque trovare un terreno comune nella difesa della dignità e dei diritti delle persone, schiacciati dal Capitale, parola solo apparentemente obsoleta, ma in realtà tremendamente attuale  a livello decisionale, dove contano molto di più le esigenze delle multinazionali che i bisogni dei cittadini.
Per questo Fratoianni, dal canto suo, preferisce spostare l’attenzione sulle cose da fare, ovvero mettere in campo idee e programmi, per poi vedere chi ci sta concretamente, senza porre recinti e steccati in maniera pregiudizievole, anche se di fatto risulta evidente la vicinanza a MdP e la frattura col Pd renziano, colpevole di aver cancellato lo Statuto dei lavoratori sostituendolo col Jobs Act, provvedimento sbilanciato a favore di aziende e padroni, che penalizza i lavoratori anche nel giudizio di Landini. Ancora Fratoianni ha sottolineato l’acuirsi delle disuguaglianze, con un generale impoverimento a favore dell’arricchimento di pochissimi, in linea con il sottotitolo dell’incontro: “99% per tanti, non per pochi”, a ribadire l’urgenza inderogabile di invertire il modello di distribuzione della ricchezza prodotta, oggi accumulata in maniera verticistica a discapito della classe media, in caduta libera verso nuove povertà e guerre fra poveri.
Un meccanismo quest’ultimo che ha favorito la nascita e la crescita dei vari populismi, fenomeno dovuto al fatto che – ha riconosciuto Varoufakis – la Sinistra ha fallito nel dare risposte  alle classi lavoratrici, individuando un paradigma di sviluppo da quello – tuttora vincente – proposto dai neoliberisti. E ora sarà difficile recuperare questo consenso, anche perché, nota Fratoianni, è mutata la stessa impostazione culturale delle persone, ormai improntata a un individualismo falsamente risolutivo, all’insegna del “ognuno per sé”. Per la Sinistra un compito arduo, dunque, non solo dal punto di vista politico, ma anche culturale e ideologico, specialmente se continueranno a sussistere le numerose divisioni che caratterizzano questo spazio politico, già di per sé minoritario.

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