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venerdì, 21 Giugno 2024

Preferenze tra corruzione e libera scelta del cittadino

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Il vero nodo di ogni riforma elettorale è sempre quello: e cioè, come si eleggono i parlamentari. Anche se sono temi del tutto avulsi dagli interessi reali dei cittadini è pur vero che il tema dominante, almeno dal giorno dopo l’approvazione del fatidico “porcellum” nel 2005, della politica italiana continua ad essere la riforma della legge elettorale.
Ora, dopo svariati tentativi andati sostanzialmente a vuoto in questi anni, siamo forse giunti ad una svolta. Dico forse perché la riforma della legge elettorale, anche se viene approvata solo a maggioranza, richiede il voto segreto. Dietro il quale si nascondono sempre trappole di ogni tipo.
Per fermarsi al merito della discussione, comunque vada a finire, pare che sia tornata in pista la scelta della “preferenza”.
Tutti conosciamo la letteratura che ha accompagnato, almeno negli ultimi 20 anni, la disputa attorno alla preferenza. Se per oltre 40 anni – e cioè dal 1946 al 1992 – la politica italiana ruotava attorno alle preferenze per selezionare la classe dirigente, dopo il referendum del 1991 voluto da Segni e compagnia, la preferenza era diventata l’origine di tutti i mali. Al punto che per quasi 20 anni, e cioè durante tutto l’arco temporale della cosiddetta prima repubblica, si citavano le preferenze come “fonte della corruzione” e “strumento decisivo per corrompere le istituzioni e inquinare la vita pubblica italiana”. E non mancavano gli ingredienti a sostegno di questa tesi: enormi quantità di denaro nelle campagne elettorali, continuo ricorso al cosiddetto “voto di scambio”, contrapposizione frontale, se non violenta, tra i candidati dello stesso partito, potenziamento delle cordate clientelari, strapotere delle varie lobbyes nella scelta dei candidati e via discorrendo. Temi, come ovvio, non del tutto infondati perché, almeno dalla metà degli anni ottanta in poi, si potevano intravedere le potenziali degenerazioni che poi abbiamo potuto sperimentare direttamente con l’esplosione di tangentopoli.
Temi che adesso, almeno pare, sono stati superati e rimossi miracolisticamente nelle ultime settimane individuando proprio nelle preferenze lo strumento migliore per ridare il potere ai cittadini di scegliersi direttamente i propri rappresentanti.
Ora, senza dilungarsi su questi temi, credo sia necessario arrivare ad una semplice conclusione: e cioè, mettersi d’accordo – e chiarire definitivamente – se le preferenze sono la “fonte di ogni corruzione” o se, al contrario, rappresentano un toccasana per moralizzare la vita pubblica italiana. Come capita il più delle volte, la ragione sta sempre nel mezzo. Se si scelgono le preferenze, però, vanno potenziati tutti gli strumenti capaci di prevenire le degenerazioni che tutti conosciamo e che sono sotto gli occhi di tutti. Un sistema elettorale è sano quando si individuano, sin dall’inizio, gli anticorpi che lo preservano da potenziali e inquinanti fallimenti.

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