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martedì, 28 Maggio 2024

Popolari, non sono proprietà di nessuno

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Forse è arrivato il momento di dirlo con forza e chiarezza. Nessuno mette in discussione il ruolo, la storia e la stessa “qualità” della tradizione culturale e politica del popolarismo di ispirazione cristiana nel nostro paese. Ovvero, la presenza dei Popolari nella vita politica italiana. Una presenza che, come ovvio, nel corso degli anni è mutata in profondità. Se per lunghi 40 anni questa presenza si è riconosciuta prevalentemente nella Democrazia Cristiana e, nello specifico, nella sinistra interna a quel partito e poi in parte nel Ppi, nella Margherita e nel Pd, è pur vero che sarebbe ingeneroso confinare oggi i Popolari solo e soltanto in un partito. Oggi, infatti, i Popolari albergano in molte formazioni politiche: dal Pd all’Udc, da Scelta Civica al Nuovo centro destra ai Popolari per l’Italia e, probabilmente, anche in Forza Italia. Nessuno ha, quindi, il monopolio politico, culturale, etico e programmatico di questa grande e gloriosa tradizione.
Ecco perché è quasi patetico, se non grottesco, quando si legge che qualche buontempone all’interno del Pd annuncia scissioni o fratture correntizie “a nome e per conto dei Popolari”. Mi riferisco, nello specifico, ad una fantomatica lettera spedita dai sodali di Fioroni a Gianni Cuperlo dove gli veniva comunicata che “l’area popolare” se ne andava dall’area Cuperlo perché in profonda dissonanza su alcune scelte politiche.
Trascuro, per decenza, le cosiddette motivazioni politiche addotte. Ma quello che mi interessa sottolineare è un altro dato. E cioè, oggi nessuno – ripeto nessuno – può ergersi a paladino esclusivo e autorevole della tradizione politica e culturale del popolarismo italiano. È, questo, un vecchio vizio che ha sempre accompagnato la storia politica dei cattolici italiani. È sempre esistita una piccola minoranza che, in virtù di una presunta superiorità morale e altezzosità culturale, si è sentita “predestinata” a rappresentare in politica la complessa e variegata tradizione dei cattolici italiani. Addirittura esisteva già nella Dc dove qualcuno si sentiva più cattolico degli altri! No, questo oggi non è più possibile ed è persin ridicolo pensarlo. Altrochè rivendicarlo pubblicamente. Semplicemente occorre prendere atto che i cosiddetti Popolari si riconoscono, appunto, in molte formazioni politiche e pensare che il tutto sia riducibile ad un “pensiero unico” e ad “un’unica appartenenza politica e partitica” è impossibile e anche disonesto a livello intellettuale. Tutto qui.
Fuorchè non si aprano nuove ed inedite prospettive politiche. E cioè, ad esempio nel Pd, le varie “correnti popolari” non si riuniscano in un medesimo cartello con una iniziativa politica coerente e unitaria oppure se decolla un progetto/movimento/partito politico capace di ricondurre a sé la stragrande maggioranza dei Popolari oggi disseminati in vari partiti e in vari schieramenti. Ma si tratta, appunto, di pure ipotesi e di meri velleitarismi. Semmai, occorre prendere atto che in una “politica liquida”, com’è quella contemporanea, dove le appartenenze culturali ed ideologiche sono scemate e quasi del tutto scomparse, il pluralismo politico dei Popolari è un fatto largamente acquisito e sperimentato concretamente. A cominciare proprio dal Pd e dalla sua politica. Dove ormai la strategia politica è, come quella berlusconiana, frutto dei sondaggi di opinione e legata a strategie di marketing pubblicitario. E, all’interno di simili contenitori, la stessa presenza dei Popolari si giustifica solo in virtù di un passato glorioso ma dove la valenza politica e la stessa profondità culturale sono categorie ormai del tutto evanescenti se non aleatorie.
Una presenza, comunque sia, che può sempre produrre cultura politica, idee nuove e forse anche classe dirigente. Ma senza la pretesa di essere rappresentata solo da una persona o da un gruppo di persone politicamente schierate e proiettate solo ed esclusivamente a consolidare i propri spazi di potere in virtù di una vecchia appartenenza. Quello è solo doroteismo di ritorno, vecchia politica e squallido opportunismo.

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