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martedì, 22 Settembre 2020

Piazza San Carlo, la Città di Torino si costituisca parte civile

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Scritto da Michele Paolino
La chiusura delle indagini sulle responsabilità organizzative e gli arresti di oggi che fanno luce sulle cause che hanno scatenato il panico in piazza San Carlo con tutto quel che ne è conseguito, con la morte di Erika Pioletti e oltre 1500 feriti, di cui 300 gravi, ci aiutano a fare chiarezza su cosa sia davvero successo quella tragica notte del 3 giugno dell’anno scorso e ci impongono alcune riflessioni di natura politica.
Chiariamo subito, quando parliamo di natura politica non ci riferiamo alla contrapposizione o all’appartenenza partitica, ma all’essenza e al significato della parola stessa, ovvero a “quell’insieme di decisioni e provvedimenti con cui il governante amministra l’ente nei vari settori e secondo diverse prospettive ideologiche”(Sabatini Coletti, dizionario della lingua italiana).Pertanto dobbiamo riflettere su decisioni e provvedimenti che sono stati o non sono stati presi o a quelli che dovranno essere assunti al più presto.
Partiamo da qui e dalle notizie di oggi: con la chiusura delle indagini e gli arresti si arriverà presto ad un rinvio a giudizio. La Città di Torino si costituirà parte civile per tutelarsi rispetto ai danni che ha subito in termini di cittadini feriti, di risarcimenti ai famigliari della vittima e delle persone coinvolte, di immagine, così faticosamente costruita negli anni e dilapidata in pochi istanti, di possibile concausa nella diminuzione successiva di attrattività culturale e turistica? Questa è una domanda seria e urgente alla quale il consiglio comunale dovrà dare una risposta fuori da strumentalizzazioni e tifoserie ma pensando esclusivamente a rappresentare e a tutelare l’interesse della Città nel suo insieme.
Ai fatti di piazza San Carlo seguirono quelli di piazza Santa Giulia, le discusse ordinanze contro il vetro e la mala movida, il “deserto” di San Giovanni. Ci auguriamo tutti che arrivi al più presto la bella stagione, ci saranno a Torino alcuni concerti ed eventi importanti, la novità dei droni potrebbe di nuovo riportare la gente in piazza per i festeggiamenti del Santo Patrono, c’è desiderio da parte dei torinesi di tornare a vivere le proprie strade e ad avere occasioni di divertimento e di svago: come è stata declinata “la lezione di piazza San Carlo”? Sono stati predisposti, pianificati, pensati e concertati provvedimenti strutturali e puntuali? Questa è una decisione di natura politica che non può essere demandata agli uffici e che presuppone una specifica idea di città.
Terza questione. L’allora assessore titolare della delega alla sicurezza e alla polizia municipale ha assunto decisioni e provvedimenti volti a prevenire tentativi di furti e borseggi, a dissuadere la presenza di venditori abusivi nella piazza, a evitare che in piazza potessero giungere prodotti in vetro in quantità tale da rappresentare un oggettivo pericolo per la cittadinanza? C’erano dei precedenti, per esempio durante un concerto alle Ogr ci fu un tentativo di usare spray urticanti a fini di rapina e lo spazio si svuotò in pochi minuti: furono valutati, tenuti in considerazione dall’allora assessore ai grandi eventi? Valutò altre situazioni, altre soluzioni?
Queste, e molte altre ancora che sono state affrontate nel corso della famosa commissione d’indagine del Consiglio Comunale, sono responsabilità di natura politica, che prescindono dall’esito delle indagini e dal pronunciamento della magistratura, che vanno assunte per rispetto dei cittadini e delle vittime. E si badi bene che assunzione di responsabilità non vuol dire automaticamente dimissioni, non spetta a noi chiederle e darle o meno è una decisione che attiene alla sfera della coscienza personale e politica delle persone o della persona interessata, ma vuol dire consapevolezza del ruolo che si è stati chiamati a svolgere in seguito ad una candidatura (“non ce lo ordina il medico di fare politica”) ed in seguito ad una elezione attraverso la quale i cittadini hanno scelto chi, tramite decisioni e provvedimenti, li deve amministrare.

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