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mercoledì, 12 Agosto 2020

Piano di rientro di Appendino: per migliorare la cassa basta non pagare

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Carlo Savoldelli
Carlo Savoldelli
Carlo Savoldelli è un pseudonimo collettivo utilizzato da un numero imprecisato di collaboratori nato per proporre ai lettori di Nuova Società inchieste giornalistiche documentate. Del collettivo fanno parte giornalisti, studenti e professionisti per un giornalismo lento e approfondito.

Quella passata è stata certamente la settimana peggiore della sindaca di Torino Chiara Appendino: indagata con l’assessore al Bilancio Sergio Rolando e il capo di gabinetto Paolo Giordana per falso sui conti della città, degradata dal Fitch, che ha bocciato l’Outlook del Comune da stabile a negativo, rimandata sui conti pure dai Revisori che si sono espressi sul piano chiesto dalla Corte dei Conti con più riserve che approvazione.
Passa il tempo, ma il contenuto del “Piano di interventi quadriennale sul Bilancio della città” (scarica il documento) non sembra essere all’altezza dei proclami con i quali è stato presentato.

Secondo il Palazzo il piano incentrerebbe le sue azioni oltre che sulla riscossione delle entrate, anche sulla spesa, sul suo contenimento e sul minore utilizzo dell’anticipazione di tesoreria.  È ormai chiaro a tutti – magistratura compresa – che i veri problemi risiedono nei bilanci 2016 e 2017, anni in cui è deflagrata un vera e propria guerra tra la giunta e i revisori dei conti.

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Nuovasocietà ha già analizzato il “piano di rientro” dal lato delle entrate, ora è il momento di analizzare la spesa e le uscite.

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Come già successo per le entrate, con un sapiente mix di scala grafica e di rappresentazione, viene prospettato nel 2017, un repentino miglioramento del trend di spesa (-51milioni nel 2017) rispetto al 2016. E si parla addirittura di “stabile miglioramento strutturale”. Ma sarà vero?

La risposta è disarmante. Ed è no. Emerge, infatti, un dato sconvolgente: le minori uscite non sono dovute a minore spesa economica, ovvero minori costi, ma solo ed esclusivamente a minori pagamenti.

Già, ma minori pagamenti, a spesa invariata, vogliono dire che sta aumentando il debito a breve del Comune e che il paventato miglioramento del saldo di tesoreria sarebbe ottenuto solo “trattenendo “ i pagamenti stessi. E infatti, la spesa prevista nel Bilancio 2017 è più bassa di quella del 2016 di pochissimi milioni (meno di una decina). È una questione di logica: come potrebbero esserci 111 milioni di uscite in meno senza frenare i puri “pagamenti”?

Sarebbe come se una famiglia si compiacesse di essere più ricca per avere sul conto corrente qualche euro in più, avendo lasciato indietro da pagare bollette, affitto, ecc. Del resto questa conferma viene anche dai dati ufficiali che il Comune è obbligato a pubblicare sul proprio sito web.

Nel 2017 il Comune ha pagato poco e in ritardo sia Iren, che l’Amiat, che Gtt e in generale molti fornitori. Questo spiega anche perché Fitch abbia declassato l’Appendino proprio sull’aumento del debito: se non si paga, i debiti si accumulano; e ciò è successo in particolare tra la metà del 2016 e la metà del 2017.

Sul fronte della spesa “economica”, invece, il piano è molto fumoso. Si parla genericamente di 80 milioni di tagli in quattro anni, ma non si dice quasi nulla sul come. E nei corridoi di Palazzo Civico già si vocifera di riunioni per comunicare l’aumento di orario delle insegnanti, di asili nido esternalizzati e di draconiane riduzioni di manutenzioni e altri servizi. Addirittura di altri “spostamenti” di spesa al futuro, non generando, quindi, veri risparmi, ma solo rinvii.

Da un lato, dunque, l’amministrazione Appendino grida “all’allarme conti”, esagerando nei toni e nella drammatizzazione, poi, nei fatti, parrebbe assente una strategia per l’oggi. Figurarsi per il domani.

Mentre emerge sempre più chiaramente che il Piano ha un unico scopo: prendere tempo.

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