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domenica, 26 Maggio 2024

Pd, la segreteria unitaria che divide il partito

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Segreteria politica o staff allargato del premier. Sembra essere questo il nodo cruciale che i fedelissimi di Matteo Renzi sono stati chiamati a sciogliere per la definizione della nuova direzione nazionale del Pd, promessa dal premier dal palco della festa dell’unità di Bologna.
L’annuncio era arrivato dopo le rinnovate critiche della minoranza Pd sul ruolo del premier-segretario, che avevano spinto appunto Renzi ad annunciare una nuova segreteria unitaria. La trattativa, tutta interna al partito, è stata affidata al capogruppo alla Camera Roberto Speranza, che nei prossimi giorni porrà sul tavolo delle trattative la questione dell’autonomia del Pd rispetto all’azione del segretario-premier al governo.
Ancora nessuna certezza sui nomi della minoranza di partito che verranno proposti da Speranza. Anche se, in linea con “l’evergreen” del rottamatore Renzi, si parla di figure giovani di Area Riformista come Danilo Leva e Micaela Campana.
Il caso sulla segreteria del Pd era scoppiato alcuni giorni fa, quando Massimo D’Alema, dopo aver criticato le misure del governo contro la crisi, aveva messo in discussione la struttura della segreteria di partito costituita a suo dire da “fiduciari” di Matteo Renzi.
Tanto era bastato per far scattare la levata di scudi dell’area vicina al premier, con Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini in testa. Reazione giudicata eccessivamente violenta da parte della minoranza Pd. «E’ un fatto strutturale, quando il tuo segretario è capo del governo devi stare attento a quel che dici. La discussione è un pochino inibita» ha commentato Pierluigi Bersani dalla festa del Pd a Roma Portuense.
La proposta dell’ex segretario Pd, insomma, sarebbe quella di dividere le due cariche: quella di premier e segretario. Ma se per quanto riguarda la composizione della segreteria di partito Matteo Renzi afferma di voler aprire alle minoranze, non sembra esserci alcuna concessione sul piano delle cariche. «Se qualcuno vuole la rivincita dentro il partito, la avrà nel novembre 2017», ha infatti assicurato il premier dal palco di Bologna facendo riferimento alla naturale scadenza del suo mandato da segretario.
La palla passa alla “vecchia guardia” che però sembra essere piuttosto scettica sulle possibilità reali di entrare a far parte della direzione di partito, nonostante i tanti annunci del premier. Infine, nel dibattito che tiene impegnate l’area renziana e le minoranze, una nota di colore (rosa) viene poi dal presidente della commissione antimafia Rosy Bindi.
«Penso che le donne ministro siano state scelte anche perché erano giovani, non solo perché erano brave, ma anche perché erano belle», ha affermato l’ex ministro commentando la presenza delle quote rosa al governo, suggerendo alle colleghe Madia e Boschi di rifiutare qualche intervista personale e di prediligere piuttosto qualche chiacchierata sul lavoro che stanno conducendo.

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